Solitudine Interiore:
Perché può essere una delle
tue più grandi insegnanti

solitudine interiore
  • Ti sei mai ritrovato a provare un forte senso di solitudine interiore?

  • Una sensazione di sentirti solo anche in mezzo alle altre persone e non riuscire a connetterti con loro?

  • e a sperimentare di conseguenza angoscia ed emozioni negative?

In questo articolo parlerò proprio di una particolare forma di solitudine, non legata necessariamente allo stare o meno con altre persone o all’avere o meno rapporti significativi, cioè la solitudine interiore.
 
Spiegherò in maniera dettagliata che differenza esiste tra l’essere soli (fisicamente) ed il provare la solitudine (emozione), cercando di andare il più possibile in profondità anche sulle cause (passate e non ad es. un trauma) ed analizzando varie possibili soluzioni e insegnamenti che possiamo trarne.
 
Se leggerai quest’articolo fino alla fine probabilmente ti renderai conto di aver sperimentato questa sensazione almeno una volta nella tua vita, ma senza capirne il perchè e soprattutto senza ascoltarla a fondo.

La solitudine è il grande maestro, e per imparare le sue lezioni devi prestarci attenzione. 

       D. Chopra

Vedremo come potrà essere una delle tue più grandi insegnanti.
 
 
 
Sei pronto?
 
 
Cominciamo…
 
Al solito cercherò di essere il più possibile esaustivo sull’argomento quindi ti anticipo subito che l’articolo sarà decisamente lungo, ma proprio perchè vuole essere una sorta di “guida“. Se conosci qualcuno a cui potrebbe interessare ti chiedo al solito di condividerlo.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA LO STARE DA SOLI ED IL PROVARE LA SOLITUDINE INTERIORE?

 
Prima di tutto bisogna sottolineare come l’essere soli fisicamente sia uno stato momentaneo, mentre la solitudine può essere un vero e proprio stato della mente, slegato dall’essere o meno con altre persone.
 
Moltissime persone amano divertirsi e socializzare, ma allo stesso tempo tante altre si sentono completamente serene rimanendo semplicemente con loro stesse e cercando attivamente questo spazio.
 
Essere soli fisicamente accade a tutti in alcuni momenti, ma ciò è completamente differente dallo sperimentare un senso di solitudine interiore ed isolamento. In questo caso esiste spesso una profonda sofferenza, un senso di vuoto e le cause possono essere molto profonde.
 
Addentriamoci perciò nella profondità di questo concetto.
 

Che cosa significa provare la solitudine interiore?

Il mio approccio psicoterapeutico (Psicoterapia Psicodinamica) considera i sintomi come espressioni di conflitti inconsci e come la “punta dell’iceberg” di elementi molto profondi. Analizza quindi il significato dei sintomi, il loro valore nell’adattamento della persona alle sue condizioni di vita.
 
La solitudine interiore viene spesso sperimentata come una sensazione oscura e persistente che ti segue per tutto il giorno. Non importa quello che stai facendo o con chi sei, sembra impossibile riuscire a sbarazzarsene
 
Non fraintendermi:
 
è normale per chiunque sentirsi triste a volte, sentirsi solo, come ad esempio dopo essersi lasciati o dopo aver affrontato situazioni ed esperienze dolorose.
 
Ciò è perfettamente comprensibile.
 
Sto parlando di una sensazione di profondo isolamento, di non essere compreso o di non essere accettato. Sentirsi così profondamente soli può significare il non sentirsi parte del mondo, sentirsi di non appartenere a nulla, nonostante si possa avere una gran quantità di contatti sociali o essere in una relazione (come avviene nella Dipendenza Affettiva)
 
Spesso si accompagnano sensazioni di ansia, ansia sociale, pensieri negativi e tristezza. Ed a volte non sembrano esserci reali motivazioni per sentirsi così.
 
La solitudine può diventare anche una condizione psicologica seria che, se non affrontata, può portare a disturbi ansiosi, dipendenze, depressione, difficoltà relazionali.
 
Negli esseri umani possono manifestarsi veri e propri sintomi fisiologici quali l’aumento della pressione cardiaca, diminuzioni nel funzionamento del sistema immunitario, difficoltà di memoria, diminuzione della qualità del sonno ed incremento dell’ormone dello stress (cortisolo).

solitudine-interiore1

Ti senti solo in mezzo agli altri o hai paura di stare solo?

Nel corso della mia esperienza mi è capitato spesso di ascoltare persone che provassero questa sensazione di solitudine. Tra i tanti, ho riscontrato 3 diversi casi:
 
1) Caso 1: Persone che intrattenevano più relazioni possibili, partecipavano ad eventi mondani e alle più svariate situazioni sociali. Alcuni di loro avevano anche molti amici, un/a compagno/a e buone relazioni familiari (quantomeno all’apparenza).
 
Nonostante ciò si sentivano profondamente soli.
 
In questo caso, la sfida non era quella di connettersi o meno con gli altri, ma arrivare ad una certa profondità in queste relazioni.
 
La solitudine può nascere anche dal fatto di avere molte relazioni ma superficiali, oppure nelle quali si dà più di quanto si riceve e non ci si sente compresi. Quindi potresti chiederti:
 
– Sei tu colui che si prende sempre cura degli altri?
– Riesci ad aprirti emotivamente con le persone che ti sono vicine?
– Sei in grado di condividere le tue esperienze e farti aiutare nei momenti difficili?
– Senti che le persone che ti sono vicine ci sono realmente quando ne hai bisogno?
 
Le risposte a queste domande possono farti comprendere la causa delle tua solitudine interiore, anche quando sei circondato da tante persone. Spesso il problema non è la quantità di relazioni, ma la qualità.
 
2) Caso 2: Persone che invece mostravano di stare molto bene in compagnia ma non riuscivano assolutamente a tollerare il tempo passato da soli. Quasi come lo stare da soli significasse l’essere soli.
 
Avere difficoltà a passare del tempo con se stessi può indicare una mancanza di contatto con i propri vissuti emotivi oppure traumi legati ad esperienze passate. In questo caso non è solo la qualità delle relazioni con gli altri che ci porta a sentirci soli, ma è la mancanza di contatto con noi stessi.
 
C’è da dire che anche la società stessa tende a giudicare negativamente le persone solitarie e, soprattutto quando questa situazione non è scelta, si può sperimentare una forte sofferenza.
 
3) Caso 3: Esistono tantissime situazioni nelle quali ci si può sentire soli e si può sperimentare una profonda sofferenza e solitudine interiore:
 
– durante un lutto o una perdita significativa
– dopo la rottura di una relazione importante o una separazione
– quando non si riesce ad avere relazioni intime
– quando si è subito violenza o abusi
– se si è costantemente rifiutati o derisi
– quando si è costretti a spostarsi a vivere in un’altra città
– se non si ha la capacità o la possibilità di relazionarsi efficacemente con gli altri
– come sintomo di depressione
– come il risultato di un’ansia costante che impedisce di interagire con gli altri
– quando si sperimenta una malattia invalidante
– durante il periodo dell’invecchiamento
 
Ovviamente ognuna di queste situazioni può essere approfondita durante la terapia e va compresa e sostenuta in tutte le fasi del percorso.
 
Al giorno d’oggi, inoltre, molte persone sperimentano così tanta paura di essere sole che finiscono per scegliere di avere relazioni (intime o amicali) che non le soddisfano o che le fanno soffrire.
 
Possono scegliere il partner in base a questa paura e passarci anche molti anni (a volte una vita intera), rendendosi poi conto di sentirsi sole anche nella relazione stessa.
 
Non è semplice spiegare in poche righe tutte le motivazioni che portano una persona ad un comportamento di questo tipo. Possono essere veramente tantissime.
 
Sicuramente alla base c’è una forte dipendenza, un bisogno da colmare molto profondo che nella maggior parte dei casi risale ai primi rapporti con chi si è preso cura di noi.
 

COME LE ESPERIENZE PASSATE SONO ALL’ORIGINE DELLA SOLITUDINE INTERIORE

 
Se mi stai leggendo potresti ritrovarti in una di queste situazioni:
 
– ti senti spesso solo.
– non riesci ad apprezzarti.
– non riesci ad entrare facilmente in relazione con gli altri.
 
In una o più di queste situazioni potresti provare la solitudine interiore. Potresti sentirti incapace o pensare di non valere nulla.
 
Ma non è così:
 
L’esperienza della solitudine ed il bisogno di appartenenza può iniziare già nei nostri primi anni: nella Teoria dell’Attaccamento di J. Bowlby si sottolinea l’importanza delle prime interazioni tra madre e bambino per lo sviluppo della personalità adulta.
 
Rifiuti o incapacità di rispondere ai bisogni del bambino da parte della madre possono innescare sensazioni di inadeguatezza e solitudine, portando a un tipo di attaccamento insicuro. Ciò ovviamente avrà ripercussioni anche negli anni successivi e durante tutta la crescita.
 
Sperimentare la solitudine interiore nei primi anni di vita, così come durante la preadolescenza ed adolescenza aumenta in maniera esponenziale la possibilità di viverla anche durante l’età adulta.
 
Ed ecco che spesso si accompagna a vissuti di bassa autostima, a sensazioni di non valere nulla ed a difficoltà ad intrattenere relazioni significative con gli altri. Ma anche a ricercare gli altri per cercare di colmare la sensazione di vuoto.
 
Sarebbe impossibile analizzare tutte le possibili situazioni che si potrebbero andare a creare durante i primi anni di vita.
 
Ma una cosa è certa:
 
Essere lasciati soli da chi si sarebbe dovuto prendere cura di noi porta a profonde ferite nell’animo e quanto più vengono negate tanto più si rafforzano e permangono.
 
Queste emozioni vanno affrontate e spesso sono la più grande causa della sofferenza che sentiamo oggi. Solo affrontandole a viso aperto si potrà comprendere il nostro reale valore e quanto eravamo così tanto identificati in esse.
 

Quali sono le condizioni che mantengono questa sensazione oggi?

La solitudine e l’isolamento portano spesso ad un dialogo interno negativo, in particolare se sperimenti questa condizione da molto tempo. Questi pensieri hanno diverse cause: in parte possono nascere dai primi rapporti all’interno della famiglia, in parte dalle condizioni attuali che non fanno che rinforzare un circolo vizioso.
 
Tenendo in considerazione l’importanza delle prime esperienze con chi si è preso cura di noi, vorrei adesso sottolineare quelle che potrebbero essere oggi le cause che rinforzano e mantengono questa sensazione.

solitudine-interiore2

Dopo diverse ricerche e riferendomi alla mia esperienza come psicoterapeuta ne ho riconosciute alcune.
 
Vediamole:
 
1. Hai paura dell’intimità: a volte sono proprio le persone più estroverse a nascondere una profonda paura del rifiuto ed impediscono agli altri di avvicinarsi troppo. Ma ciò capita non solo agli estroversi e può essere legato a traumi o sofferenze passate.
 
2. Sei bloccato nel passato: come ho sottolineato in precedenza, potresti avere una sensazione persistente di solitudine senza capire perché. Spesso la motivazione è legata al tuo passato: potresti essere stato un bambino isolato dagli altri, timido o insicuro e nonostante oggi sei un adulto ti porti quella sensazione di un tempo.
 
3. Soffri di Codipendenza: la codipendenza implica l’uso degli altri per valutare il senso del proprio valore. Questo porta a mettere la tua felicità completamente in mano agli altri e quando sperimenterai l’inevitabile rifiuto ti potrai sentire incompreso e solo.
 
4. Non conosci te stesso abbastanza bene: se non ritaglierai del tempo per capire cosa ti rende felice ed inspirato finirai a seguire le idee delle altre persone su ciò che dovresti fare e chi dovresti frequentare.
 
5. Non riesci a riconoscere quanto sei cambiato: la vita è un viaggio e ognuno di noi ha la sua strada da seguire. Ciò significa che non c’è garanzia sul fatto che tutte le persone che un tempo hai conosciuto o amato saranno sempre sulla tua stessa via. A volte interrompere questo tipo di relazioni o cambiare il tipo di rapporto che un tempo avevamo ci può far sentire soli e tristi.
 
6. Sei segretamente legato all’idea di essere una persona solitaria: quando scegliamo di mantenere qualcosa nella nostra vita, lo facciamo perché in un modo o nell’altro ne abbiamo un vantaggio.
 
Comprendere e riconoscere i benefici ci permette di distaccarcene. Ad esempio potresti essere attaccato all’idea di esser solo perché ciò ti fa sentire speciale o “troppo complicato” per gli altri da capire. Più intelligente di loro.
 
Riconoscere i benefici di qualcosa che non sembra averne ci può far comprendere di più su noi stessi e ci permette di scegliere.
 
7. Stai soffrendo di depressione: spesso i sintomi della solitudine interiore si accompagnano a quelli della depressione.
 
La solitudine interiore cronica è quella situazione nella quale ci sentiamo soli per la maggior parte del giorno e nonostante le varie attività o contatti sociali che abbiamo. E’ collegata spesso a bassa autostima e a credenze negative su noi stessi.
 
Col tempo queste sensazioni diventano sempre più pervasive e si vanno rinforzando a vicenda.
 
Si può arrivare a provare una completa sensazione di isolamento in qualsiasi situazione, con sentimenti di abbandono, utilizzo di droghe, diminuzione di interesse per varie attività e persino pensieri suicidari.
 
Non è da sottovalutare insomma.
 
Spero tu mi stia ancora seguendo perchè adesso arriva il bello.
 
Dopo aver esaminato alcune delle cause più comuni di solitudine interiore, andiamo adesso a vedere quali possono essere gli insegnamenti così come gestire in maniera differente il tempo che passiamo con noi stessi.

COME LA SOLITUDINE INTERIORE PUO’ ESSERE UNA GRANDE INSEGNANTE

 
Eccoci arrivati alla parte in cui voglio darti nuove prospettive sulla solitudine e nuovi modi di gestire il tempo che passi con te stesso.
 
Seguimi perchè in questa parte cercherò di riassumere (per quanto possibile) alcuni insegnamenti derivanti dalla mia terapia e dalla mia esperienza in studio. Infatti prima di entrare in terapia vedevo la solitudine come un nemico da combattere e qualcosa da rifuggire a tutti costi.
 
Col tempo ho compreso il grande valore del tempo passato con me stesso e ad oggi lo reputo essenziale.
 

Anche se pensi di esserlo, non sei solo nella tua solitudine

Di tutto lo spettro delle emozioni umane, la solitudine può essere una delle più difficili da affrontare. E’ una sensazione universale che viene sperimentata a tutte le età e in qualsiasi parte del mondo.
 
E nonostante la sua prevalenza a volte sembra che sia tu l’unico al mondo a sentirla in maniera così intensa.
 
In realtà, in questo preciso istante, ci sono persone di qualsiasi parte del mondo che la stanno provando a livelli diversi di intensità.
 
Al giorno d’oggi il problema sembra essere aumentato anche per la crescita esponenziale della tecnologia che ci permette di avere tantissime relazioni, ma molte delle quali superficiali.
 
Ciò che manca è un reale senso di connessione e condivisione emotiva. La possibilità di essere realmente come siamo e non venir giudicati per questo.
 
Che fare?
 
Il primo passo potrebbe essere proprio quello di condividere la tua solitudine con altre persone. Condividere realmente quello che hai dentro se da una parte può farti provare vergogna o rischiare rifiuti, dall’altra ti permette di entrare in contatto con chi sei ed accettare i tuoi punti deboli.
 
La condivisione della tua vulnerabilità con le persone che possono capirti è un primo fondamentale passo per superare questa sensazione interiore. Chiaramente non è così semplice e sicuramente non si può fare dall’oggi al domani.
 
Ma è possibile.
 

Stare da soli non viene compreso

La maggior parte delle persone giudica negativamente lo stare da soli. Si presume che se passi tempo da solo allora sei una persona sola, isolata, che ha problemi. Specialmente in una cultura come la nostra, nella quale la famiglia è spesso un segno importante di realizzazione personale.
 
Ma ciò non può essere più lontano dalla verità.
 
Il fatto che ti senti triste perchè è capitato un brutto evento nella tua vita oppure hai deciso di spendere del tempo da solo in un cinema o in un ristorante è assolutamente comprensibile. Non tutti capiranno e va bene così.
 
Disconnetterti dal mondo e dalle persone intorno a te a volte può essere rigenerante e permetterti di entrare in contatto con te stesso. Basta osservare l’effetto che fa passeggiare da soli in mezzo alla natura, spendere del tempo in una stanza silenziosa, meditare.
 
Prendersi del tempo per se stessi è un’abitudine estremamente salutare: permette di ascoltarsi, fare il punto della situazione, riflettere sulla propria vita e su dove si sta andando e perchè.
 
E’ in fondo un potente strumento di autoanalisi se lo utilizziamo per non distrarci da noi stessi.
 
Come ho già sottolineato precedentemente, con l’avvento di tutti gli strumenti tecnologici, anche il tempo passato da soli spesso viene utilizzato per controllare i social oppure distrarsi in qualche modo. I social, per quanto hanno sicuramente rivoluzionato il mondo e la possibilità di comunicare, hanno anche aumentato la sensazione di solitudine interiore.
 

Passare tempo da soli come strumento di crescita

Il tempo che passi da solo crea uno spazio per la tua crescita, ti dà la possibilità di osservarti e di entrare in contatto con ogni parte di te. Ma c’è bisogno di costante attenzione a ciò che provi quando sei realmente solo.
 
Pensaci:
 
Quando sei solo sei libero. E questa libertà può spaventare perchè significa che sei completamente responsabile di te stesso. Ma è proprio questa la strada per la crescita.

Aver attraversato la vita senza mai aver sperimentato la solitudine significa non aver mai conosciuto se stessi. Non aver mai conosciuto se stessi significa non aver mai conosciuto nessuno. 

       J. Krutch

Come la terapia può aiutarti

La psicoterapia è sicuramente una delle strade più efficaci per entrare in contatto con questo senso di solitudine.
 
Una buona terapia, infatti, dovrebbe essere più di una semplice correzione o risoluzione dei sintomi ed il terapeuta più di una semplice buona compagnia: attraverso la relazione che si crea paziente e terapeuta lavorano per migliorare le relazioni, superare le difficoltà e scoprire i significati.
 
Ecco alcuni elementi fondamentali:
 
– può offrirti uno spazio sicuro nel quale parlare della tua solitudine
– comprendere l’origine di questa sensazione
– sviluppare modalità diverse e più adeguate per affrontarla
– esplorare come si manifesta nel passato, presente e futuro
 
Ad un certo punto, tutti ci troveremo a provare la solitudine, l’isolamento o un periodo di intensa tristezza. A volte non riusciremo a capire perchè o da dove provengono queste sensazioni. Potremmo ritrovarci a pensare che abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno: una relazione, un buon lavoro, gli amici e quindi non c’è ragione per sentirsi così.
 
Per affrontare tutto ciò è necessario osservare direttamente i pensieri e le sensazioni che abbiamo quando ci sentiamo soli, capire cosa significano e da dove provengono.
 
Pensiamoci:
 
Esplorare le convinzioni di base su noi stessi e gli altri può insegnarci a scoprire i nostri pregiudizi e i nostri “punti ciechi“, le nostre difficoltà relazionali collegate alla solitudine o le componenti di vergogna legate a chi pensiamo di essere.
 
A volte siamo così imprigionati in una particolare storia di noi stessi che finiamo per ricercare inconsciamente ogni conferma di ciò nella realtà. In questo caso possiamo parlare di profezia autoavverante.
 
Sentirsi soli, isolati, alienati o disconessi dal mondo può fare inoltre riferimento a problematiche esistenziali. Possiamo sentirci profondamente soli o provare tristezza per la nostra stessa esistenza e per ciò che siamo. Vorremmo essere parte di qualcosa più grande di noi o sentire semplicemente di appartenere.
 
In terapia si può affrontare tutto questo.

solitudine-interiore3

Ecco le 5 lezioni che ho imparato durante il percorso:
 
Se hai il coraggio di ascoltarla, la sensazione di solitudine interiore può dirti molto su chi sei. Il tempo passato con te stesso può essere tempo dedicato ad ascoltare come stai, dove stai andando e perchè hai fatto determinate scelte o eviti di farne altre. Puoi focalizzarti sul sentire oltre che sul pensare.
 
Quando sei o ti senti solo non puoi far altro che contare su te stesso. E questo ti permette di esplorare i tuoi limiti ma anche di scoprire le tue potenzialità inespresse. Quando nessuno si prende cura di te, puoi lasciarti andare o prendere in mano la situazione scoprendo la tua forza.
 
Essere o sentirti solo dipende soprattutto da te. So che non è facile da sentire e spesso questa affermazione crea molte resistenze. E’ capitato anche a me durante la terapia personale. Ma la realtà è che, a meno di casi particolari, è il nostro carattere e il modo in cui interagiamo con gli altri che spesso porta alla sensazione di solitudine.
 
Infatti anche se le persone che abbiamo intorno non sono adatte a noi, in teoria abbiamo la possibilità di cercarne altre o di cambiare il modo in cui ci relazioniamo. Non è semplice certo, ma è possibile.
 
Quando sei solo sei completamente libero di scegliere. Anche questa affermazione può creare molta confusione e resistenza. A volte si preferisce delegare a qualcun altro le scelte importanti della nostra vita, ma così facendo anche i nostri sogni finiscono in mano ad altri. Essere solo porta a non avere vincoli e a non dover fare compromessi. Cosa che accade spesso soprattutto nelle relazioni intime.
 
Non giudicarti per il fatto di essere solo. il fatto di sentirti solo non fa di te una persona negativa o senza valore. Anche se sperimenti l’isolamento ciò non significa nulla rispetto a ciò che sei. Il tuo valore non dipende dalla quantità di contatti sociali che hai, è intrinseco.
 

Alcune cose che puoi fare quando sei da solo a cui forse non avevi pensato

Ovviamente queste sono solo alcune idee che vorrei condividere con te al di là del fatto che la solitudine interiore va analizzata in profondità in tutti i suoi significati per poter essere affrontata.
 
Queste idee che condivido vogliono solo essere un modo diverso di gestire il tuo tempo.
 
Ecco alcune cose che puoi fare quando ti senti solo:
 
1. Crea una lista dei tuoi hobby, interessi o cose che vorresti imparare: questa lista può essere un buon inizio per trovare gruppi o comunità che hanno gli stessi interessi. E’ un ottimo modo per connettere con altre persone senza doverlo fare come obbligo.
 
2. Riconsidera il tempo che passi da solo: anche se sembra controintuitivo, valorizzare il tempo in cui sei solo è un processo molto importante. Puoi ricordare tutte le cose che amavi fare da solo e che un tempo ti permettevi, oppure cose che hai sempre fatto con altri e che potresti fare per conto tuo.
 
Io parlo spesso del passeggiare nel verde, ma può essere anche andare al cinema, fare shopping, andare in un ristorante, fare un viaggio. In realtà i limiti che ci mettiamo sono nella nostra mente.
 
Questo non significa che devi per forza distrarti facendo qualcosa.
 
Essere con te stesso può esprimersi in tantissime forme, una delle quali è semplicemente il far nulla senza sentirsi in colpa per questo.
 
3. Pensa a tutto ciò di cui sei grato: prova a spostare la tua attenzione da ciò che manca a ciò che già hai nella tua vita.
 
4. Entra in contatto con persone che non senti da tempo: magari hai qualcuno che vorresti risentire ma non lo hai mai fatto per vari motivi. O semplicemente vi siete persi di vista. Prova a capire cosa senti oggi e se hai voglia di entrare di nuovo in contatto.
 
5. Pratica la meditazione: come ho già sottolineato in articoli precedenti, la meditazione è uno strumento eccezionale per sentirsi ed entrare in contatto con se stessi. Esistono persone che cercano appositamente di isolarsi solamente per meditare.
 

CONCLUSIONE

 
Se sei arrivato a leggere fin qui mi congratulo con te. Infatti in questo articolo ho cercato di condensare tutte le migliori informazioni sull’argomento. Ti ringrazio per averlo letto fino in fondo e spero ti sia stato d’aiuto per comprenderlo meglio.
 
Ricapitolando vorrei lasciarti con un pensiero:
 
Se ti senti solo ricordati questo: le connessioni più forti tra 2 punti esistono dove c’è il minimo ostacolo.
 
Questo significa che la cosa più importante che puoi fare è lasciar cadere le barriere e la corazza che hai costruito ed essere vero. Questo significa condividere anche le cose che possono fare più male, di cui ti vergogni di più o che pensi ti farebbero perdere valore agli occhi degli altri.
 
Se riuscirai a lasciar andare queste barriere, condividendo i tuoi sentimenti in maniera reale, sperimenterai un mondo completamente nuovo. Non è semplice farlo dall’oggi al domani, ci vuole tempo e anzi è necessario. E non si può fare con chiunque.
 
La tua solitudine interiore è proprio la tua guida e la chiave per uscirne.
 
 
Concludendo, vorrei lasciarti con una domanda:
 
Quanto a lungo finora sei riuscito a stare solo con te stesso?
 
Se ti fa piacere puoi rispondermi nei commenti.
 
 
Un saluto!

8 commenti
  1. Teresa
    Teresa dice:

    Si, ho sperimentato la solitudine dopo mesi di convalescenza da un intervento abbastanza invasivo al volto. Sicuramente oggi sono una donna diversa. Sono legata ad un uomo che ho rincontrato dopo un anno che avevamo chiuso. La nostra storia funzionava bene ma lui aveva deciso di ritornare con la vecchia compagna alla quale è tutt’ora legato. Oggi stiamo insieme quando é possibile uniti oltre che da una grande passione anche da una forte attrazione mentale. Cosa lo lega all’altra non lo so. Lui dice di amare l’altra e di provare per me un gran bene. Io, non credo sia così visto gli spazi e il tempo che condividiamo, di gran lunga superiore rispetto all’altra relazione dove esiste a mio avviso anche una sorta di dipendenza economica. Se fosse amore come dice io non avrei motivo di esserci. L’amore vero è tale quando è completo.
    La solitudine vissuta mi ha portato inoltre a delle scelte. Ho selezionato le amicizie, molte delle quali solo conoscenze che hanno riempito per anni i miei momenti di bisogno di compagnia. Momenti difficili che per non pensare ho riempito di ogni sorta di partecipazione ad eventi di ogni tipo. Da questa dolorosa , per me, solitudine sono nate due esigenze ma soprattutto certezze. So di essere affettivamente dipendente perché ho costante bisogno di condivisione del bello e del brutto che può capitarmi e necessità di dare una svolta al mio lavoro. Non voglio più fare l’avvocato che ho fatto semplicemente perché mi piaceva quell’abito e quell’ ambiente. Io ho bisogno di continui confronti. Ho bisogno di lavorare a continuo contatto con gli altri. Così mi sono inventata un lavoro: PR per locali di ristorazione. Ci provo. Per ora la cosa mi diverte e mi fa star bene. Ho conosciuto così tanta gente e già questo mi fa star bene. Mi allontana anche dal pensiero di dipendenza costante dall’uomo al quale sono legata.
    Io sono una donna separata di 54 anni.
    Mi sento sola nonostante abbia tre figlie da accudire. Molti mi fanno sentire in colpa per questo. Mi chiedono come mai sia possibile sentirsi soli con la fortuna che mi ritrovo di essere madre di tre splendide ragazze. Ma io credo che donna e madre sono due concetti ben diversa. Sentirsi sola come donna soprattutto per non aver mai avuto una spalla di sostegno, non può essere una colpa. Loro hanno la loro vita. Io vivo bene i miei spazi liberi. Amo trascorrere le giornate sola in casa o fuori. Senza orari e senza regole. Ma la solitudine interiore , quella che ti fa fare i conti col passato presente e forse anche futuro è cosa ben diversa. Spesso, ci svuota di energia così come a volte è la spinta emozionale per ripartire da zero. Comunque vada!
    Grazie.
    E grazie soprattutto se hai letto fino in fondo questo marasma confuso di pensieri!

    Rispondi
  2. 90s
    90s dice:

    Bloccato nel passato è un eufemismo, c’era un epoca in cui non contava come eri vestito, andavi a citofonare gli amici a casa per farli scendere, telefonavi al fisso e se non c’era rispondevi fa niente richiamo stasera. La televisione proponeva contenuti e non solo spazzatura, le serie tv non erano studiate per creare dipendenza e non c’era nessun problema ad attendere una settimana per l’episodio successivo. Chi voleva creare poteva farlo, la valuta era nazionale e non c’erano stranieri a soggiogarci, chi era ricco si divetiva ad investire i soldi in cose belle, produceva grandi film. OGGI qualsiasi cosa è pensata per assumere la forma della DROGA. Non viene fatto nulla se non soddisfa l’unico ed imperituro criterio della CREAZIONE DI DIPENDENZA, unica fonte considerata oggi valida per creare GUADAGNO CERTO E RIPETUTO NEL TEMPO. Se il genio di Karl Marx ha scoperto che nel futuro il denaro e quindi i rapporti economici avrebbero configurato in modo diretto i rapporti umani, oggi è vero qualcosa di molto più sconcertante: i rapporti economici non esistono più, soppiantati dalla DIPENDENZA economica. La psicoterapia può arrabattarsi quanto vuole, ma non risolverà mai la solitudine e la depressione di oggi perché i rapporti umani non esistono più, se non nella forma illusoria di un partner con cui figliare, per l’appunto, riempitivo di un vuoto. Addio.

    Rispondi
  3. Claudia
    Claudia dice:

    É un percorso che consiglio a tutti.E’ un esercizio continuo e una volta allenati si prova un gran gusto.Forse all’inizio spaventa un po’ ma in realtà, come canta Jovanotti,”la vertigine spesso nn è paura e cadere
    ma voglia di volare”…Un viaggio affascinante dentro di noi…ci si riconnette, ci si scopre …ci si rafforza ad ogni nuovo passo…e poi se arriva qualcuno con cui condividere la vita si è liberi anche di dire no. Ci si arriva magari passando anche per la solitudine interiore… Che al contrario non è piacevole e gratificante… è mancanza di connessione con se stessi,non ci si parla,non ci si conosce,non ci si mette i nostri mostri davanti e li si affronta…ecco solo dopo non sarà più solitudine interiore.Ma autentica libertà.

    Rispondi
  4. Stefania Buosi
    Stefania Buosi dice:

    Sola con me stessa? Dopo aver letto tutto e capito di più di quello che già avevo capito e visto dentro di me, beh penso di aver raggiunto, tra prima e dopo la separazione, i due anni comodi e non sono ancora connessa totalmente con il mondo.
    Le sue pubblicazioni sono molto d’aiuto. Grazie

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *