Dipendenza Affettiva: come uscirne?
La Guida Definitiva per liberarsene

dipendenza affettiva come uscirne
  • Ti sei mai ritrovato ad avere un costante bisogno di rassicurazioni?

  • a ricercare qualcun altro nel prendere decisioni più o meno importanti?

  • o ad avere una forte paura di perdere il tuo partner perchè pensi di non farcela da solo?

In questo post voglio parlarti di Dipendenza Affettiva: cos’è, quali sono le cause più comuni e come uscirne imparando a diventare emotivamente indipendenti.
 
Sarai d’accordo con me:
Convivere con questa forma di dipendenza non è affatto semplice: ecco perchè saperne di più e capire come si manifesta in varie aree della tua vita potrà esserti d’aiuto e ti permetterà di riacquisire un certo grado di controllo.
 
Cosa troverai nell’articolo di oggi:
– in cosa consiste la Dipendenza Affettiva
– quali sono le cause che la determinano
come si manifesta nelle relazioni intime
– che collegamento ha con il concetto di Narcisismo.
 
Parlerò inoltre del trattamento psicodinamico.
 
Ma soprattutto ti darò alcuni passi, da leggere con molta attenzione, che ti permetteranno di lavorare realmente su questa problematica (se la sperimenti in prima persona) o di aiutare chi ne soffre a guarire.
 
Al solito ho cercato di condensare il miglior materiale possibile sull’argomento in un unico post
 
Ti consiglio perciò di leggerlo fino alla fine: all’interno troverai concetti che spesso emergono solo dopo un intenso e profondo lavoro su se stessi.
 
Sei pronto?
 
 
Cominciamo…
 
 
Le informazioni contenute in questo articolo hanno richiesto diversi giorni di lavoro proprio per essere il più corrette ed utili possibili. Per me la qualità degli articoli rimane sempre l’obiettivo più importante.
 
Proprio per questo ti chiedo semplicemente di condividere questo contenuto: per te è semplicemente un click, per me la possibilità di crescere e continuare a fornirti materiale di qualità. Ti ringrazio!

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UN CASO DI DIPENDENZA AFFETTIVA: LA STORIA DI C.

 
C. è una mia ex paziente che mi aveva contattato perchè si ritrovava in una relazione con un uomo che la trattava male, la ignorava e pensava solamente ai suoi bisogni.
 
Mi raccontò come all’inizio era un uomo affettuoso e premuroso, attento.
 
Dopo un periodo di circa un anno però si era ritrovata con una persona completamente diversa accanto. E questo le era capitato anche in altri rapporti, nei quali finiva a ricoprire il ruolo della debole e di colei che non può affrontare la vita da sola.
 
Si sentiva sempre di dare molto di più di quanto riceveva, ma al contempo sentiva di non meritare e di non valere nulla.
 
Aveva una visione di sé molto negativa: bisognosa, debole, incompetente, stupida.
 
L’atteggiamento di quest’uomo la portava a soffrire, ma contemporaneamente a non riuscire a farne a meno, ad avere comportamenti controllanti, gelosia, ansia e rabbia.
 
Una profonda paura di restare sola.
 
Solo col tempo siamo riusciti a fare collegamenti tra tutti i suoi rapporti comprendendone i significati più profondi, così come associazioni con i vissuti della sua infanzia:
 
l’eccessivo bisogno di cure e di protezione era associato ad una profonda paura della solitudine, infatti proprio i suoi genitori la avevano lasciata sola per gran parte della sua vita.
 
Vedremo tra poco come la storia di C. sia molto simile a tante altre storie di Dipendenza Affettiva e non solo.
 

DIPENDENZA AFFETTIVA: COS’È

 
E’ proprio quando la tua felicità viene affidata ad un’altra persona che potresti ritrovarti a sperimentare la dipendenza affettiva.

ragazza sull'erba

Esistono diversi sintomi che la caratterizzano, così come possono essere moltissime le cause che la determinano.
 
Come abbiamo visto per la storia di C., tra le caratteristiche fondamentali c’è la tendenza a perdere se stessi nella relazione (che può essere intima, amicale, con membri della famiglia).
 
L’altro diventa il centro del nostro mondo interiore e viviamo come se esistesse solo questa persona. Il senso di noi stessi tende a scomparire. La nostra felicità dipende da elementi al di fuori di noi e fuori dal nostro controllo.
 
Mi segui ancora?
 
Bene.
 
Perchè ora andrò a parlare di quelle che sono le espressioni tipiche di questa dipendenza, come si presenta nell’ambito delle relazioni, per poi approfondire successivamente il collegamento con il Disturbo Narcisistico di Personalità.

DIPENDENZA AFFETTIVA: COME RICONOSCERLA

 
Esistono alcuni elementi fondamentali da tenere in considerazione nel riconoscere la Dipendenza Affettiva.
 
[Ricorda però: non devi assolutamente fare autodiagnosi!
Ricordati che questa può esser fatta solo da un professionista esperto]
 
Vediamoli:
 
1) Perdere il senso di sé, del proprio centro, del senso della propria autorità con conseguente tentativo di controllare gli altri (in particolare il partner).
 
2) Assumere la responsabilità emotiva di soddisfare i bisogni degli altri (in particolare il partner), escludendo di riconoscere i nostri.
 
3) Tendere a trattare il partner non come una persona separata ma come un’estensione di noi stessi con un conseguente bisogno eccessivo di rassicurazioni e attenzioni.
 
4) Riconoscere un senso di bassa autostima, un profondo bisogno di validazione, di affetto ed una profonda paura della solitudine.
 
5) Avere grossa difficoltà a fidarsi degli altri e a credere di essere meritevoli di amore.
 
6) Sentirsi sicuri solamente quando si è in una relazione, ma aver contemporaneamente paura costante che possa interrompersi.
 
7) Tendenza a mettere il partner su un piedistallo, avere pensieri ossessivi su cosa fa o dov’è, difficoltà a dirgli di no.
 
8) Gelosia eccessiva
 
9) Preoccupazione legata al fatto che il partner possa perdere interesse in noi.
 
10) Sensazione di scegliere sempre il partner sbagliato.
 
Il termine Dipendenza Affettiva quindi si riferisce a quando una persona permette agli altri significativi (ma non solo) di influenzare i suoi sentimenti ed emozioni o dipendere da loro per sentirsi serena. In poche parole lascia il completo controllo agli altri sulle sue emozioni.

ragazza e luci

Ciò può diventare patologico (Disturbo Dipendente di Personalità) ed impattare negativamente l’autostima, proprio perchè anch’essa dipende dal parere degli altri.
 
Il partner dipendente si annulla completamente per l’altro la cui esistenza, presenza e vicinanza diventa sostanziale al proprio benessere, alla percezione di essere vivi e utili.
 
Così come per una sostanza, per l’alcool o per il gioco, questa diventa una vera e propria Dipendenza.
 
Uscire dalla relazione diventa difficile così come smettere di bere o di assumere droga. Questa dipendenza finisce con controllare l’abilità del soggetto di razionalizzare e fare scelte adeguate ad i suoi interessi.
 
Anche se molti sono d’accordo sul dover terminare la relazione, alla fine si ritrovano a non poterne fare a meno.
 
Pensaci bene:
 
La Dipendenza Emotiva può assumere diverse forme, ma di fondo stai cercando un senso di realizzazione da qualcosa o qualcuno esterno a te.
 
La forma più comune è proprio la ricerca di amore, sicurezza, approvazione o apprezzamento da un’altra persona (ad es. il partner o il genitore).
 
Non è così raro trovare un uomo emotivamente dipendente da una donna e che cerca la sua presenza per sentirsi completo, oppure una donna che è emotivamente dipendente da un uomo per sentirsi sicura.
 
E nel momento in cui l’altro si allontana si finisce per provare un profondo senso di vuoto fino alla depressione.

DIPENDENZA AFFETTIVA: CAUSE PIU’ COMUNI

 
La dipendenza affettiva ha radici profonde che risalgono alla prima infanzia.
Durante quel periodo facciamo affidamento sui nostri genitori per tutti i nostri bisogni emotivi: amore, sicurezza, validazione ecc. ma anche per i bisogni primari.
 
La dipendenza emotiva comincia proprio quando un bambino non è amato dalle persone che si dovrebbero prendere cura di lui (genitori, fratelli, persone vicine). Ogni tentativo di affermare se stessi o mostrare la propria individualità viene punito ed il bambino impara ad evitare i conflitti e a sentirsi in colpa per i propri bisogni.
 
Questa mancanza di amore genera un senso di scarsa autostima, un problema che tende ad aumentare durante l’adolescenza.
 
Questa mancanza di autostima che deriva dall’infanzia è la causa principale di questo tipo di dipendenza. È il risultato di un ricatto emotivo che insegna al bambino che verrà amato solo se rispetta le aspettative dei genitori o di altre persone significative.
 
Sarai d’accordo con me:
 
Esistono moltissime situazioni familiari che possono portare ad una Dipendenza Affettiva e non potrei mai essere esaustivo in un unico post.
 
Tra le tante situazioni possibili vorrei però sottolinearne 2:
 
1) I nostri genitori sono stati iperprotettivi e non hanno mai creduto in noi: hanno pensato a tutti i nostri bisogni senza darci la possibilità di sviluppare una nostra indipendenza e forza emotiva.
 
Questo ci ha portato a crescere e diventare adulti incapaci di affrontare le difficoltà da soli, ricercando sempre qualcun altro che lo possa fare al posto nostro.
 
Questo ci ha portato, inoltre, a cercare di soddisfare i nostri bisogni in una relazione, riversandoli sul partner: ma se non siamo emotivamente indipendenti finiamo per essere bisognosi ed essere la stessa causa del suo allontanamento.
 
2) I nostri genitori sono stati assenti o evitanti: non si sono mai interessati ai nostri bisogni emotivi e ci hanno portato a sentirci incapaci o senza valore. In questo caso il partner può indicare per noi un modo per avere finalmente quell’amore che non abbiamo mai avuto da piccoli.
 
Quindi perderlo significherebbe avere sensazioni di solitudine, vuoto e profonda disperazione (che possono sfociare nella Depressione Cronica)
 
Questi traumi che provengono dal passato hanno un profondo impatto anche sulla vita attuale: nel tempo si sono sviluppati dei meccanismi di difesa che hanno portato a strutture rigide nella personalità.
 
Potresti letteralmente aver imparato a focalizzarti maggiormente sul benessere altrui senza tener conto del tuo, così come a riconoscere il tuo valore in base a ciò che trasmettono gli altri.
 
Come adulto, potresti ricreare situazioni nelle quali interpreti un ruolo sottomesso, cercando sempre di compiacere gli altri così da mantenere una relazione con loro ed evitare in tutti i modi il rifiuto.
 
Tutte cose su cui riflettere!
 

La Dipendenza Affettiva come fallimento nella costruzione dell’Autostima

L’autostima del bambino e la sua capacità di essere solo vengono costruite attraverso il riflesso della fiducia che i suoi genitori ripongono in lui.
 
Il bambino può avere problemi in questa fase proprio perché i genitori rimandano messaggi conflittuali sulle sue capacità: il piccolo non è infatti in grado di interiorizzare queste qualità e ha bisogno di un adulto per sentirsi sicuro.

bambino triste

Episodi di indifferenza, abuso, negligenza o manipolazione sono manifestazioni di modelli psicologici disordinati o addirittura patologici.
 
Non si può negare:
 
Come esseri umani, tendiamo a cercare e a riprodurre ciò che ci è familiare, in particolare ciò che abbiamo visto nella nostra prima infanzia. Questi modelli di comportamento appresi durante l’infanzia lasciano un’impronta profonda in ognuno di noi.

Anche se particolarmente evidente nella prima infanzia, il comportamento di attaccamento caratterizza l’essere umano dalla culla alla tomba

        J. Bowlby

Dopo aver esaminato quelle che possono essere le radici della Dipendenza Affettiva andiamo ora ad esaminare le differenze tra un rapporto di coppia sano e uno dipendente.
 

LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA UNA RELAZIONE SANA E UNA DIPENDENTE

 
E’ un grande errore confondere l’affetto e l’amore con la dipendenza o con l’essere in una relazione tossica.
 
Ciò accade particolarmente quando l’autostima di una persona è bassa e ricerca accettazione e amore dagli altri, anche se ciò significa compromettere la sua stessa dignità.
 
La persona emotivamente dipendente accetta anche l’abuso come qualcosa di normale: tende ad essere attratta dalle persone molto sicure di se stesse, dominanti. Queste le danno la sensazione di avere valore per il fatto di averle scelte per stare in coppia.
 
Vedremo tra poco anche il collegamento tra Disturbo Narcisistico e Dipendenza Affettiva.
 
Il concetto di relazione sana fa riferimento al rispetto e allo scambio reciproco (anche a livello affettivo), cosa che avviene di rado in un rapporto di dipendenza.
 
Alcuni comportamenti sono chiari indicatori di relazioni disfunzionali. Tra questi ritroviamo:
– la tendenza a manipolare o dominare l’altro
– confondere il desiderio con l’amore
– il focalizzarsi solo sulla soddisfazione dei propri bisogni affettivi
– la gelosia eccessiva e possessiva
– la mancanza di rispetto
– la mancanza di libertà
– la violenza e l’aggressività verbale e fisica
– l’abuso
 
Quando la relazione diventa di dipendenza, spesso si vanno a creare ruoli ben definiti in cui un partner è dominante e l’altro è sottomesso. Si arriva a situazioni in cui il partner “inferiore” può arrivare a fare qualsiasi cosa pur di mantenere la relazione, persino accettare continui tradimenti, mancanza di rispetto, violenza fisica e psicologica.
 
Chiariamoci:
Comprendere la differenza tra una relazione di questo tipo ed un rapporto di coppia sano è fondamentale. Il punto di partenza è proprio cominciare a cercare la propria felicità e validazione all’interno e non più all’esterno.
 

10 elementi essenziali in un rapporto di coppia sano

Vediamo ora alcuni punti essenziali di un rapporto di coppia sano:
 
1. Siete felici quando passate del tempo insieme: sembra ovvio, ma quando si è in una relazione sana si gode del tempo passato insieme. Al contrario, in una relazione dipendente ciò spesso non accade.
 
2. Potete essere felici quando non siete insieme: passare del tempo per conto proprio viene vista come una parte sana della relazione. Nel caso della dipendenza emotiva, invece, spendere tempo da soli viene visto come spaventoso.
 
3. Ciò che ti spaventa di più dal rompere la relazione è l’idea di non avere l’altro nella tua vita, non restare solo o single: ciò che ti spaventa quando pensi di perdere qualcuno può dirti molto di ciò che provi per lui/lei. Se la rottura ti provoca principalmente paura di non riuscire a trovare qualcun altro o rimanere solo/a, tendi ad essere più dipendente di quanto pensi.
 
4. Senti che la vita ti porta ad aprirti di più, invece che ritirarti: la dipendenza ti porta a chiuderti e ad isolarti sempre di più con il tuo partner invece che ingaggiare attivamente il mondo.
 
5. Non hai una profonda paura di perdere l’approvazione: in un rapporto di coppia sano dovresti poter sentirti libero di parlare apertamente, essere più te stesso non meno.

viso di ragazza

6. Il tuo partner non cerca di manipolarti, continuando a ferirti: la più ovvia differenza tra una relazione sana e una dipendente è semplicemente la qualità della relazione stessa: il vostro rapporto è caratterizzato da amore e rispetto reciproco.
 
7. Non ti senti mai costretto a fare qualcosa che il tuo partner vuole e tu no: il tuo star bene è più importante per lui/lei rispetto a desideri temporanei.
 
8. Hai iniziato la relazione da un luogo di amore e non di disperazione: ciò che vi ha unito è stato l’affetto e l’attrazione reciproca, non l’incapacità di stare soli o di colmare i propri bisogni emotivi.
 
9. La tua relazione ti porta più pace, tranquillità e felicità di quanto non porti paura, gelosia o preoccupazione: è completamente normale sentirsi gelosi ogni tanto o preoccuparsi che qualcosa vada storto, ma in una relazione sana ciò che è positivo è di gran lunga superiore. Quando sei in una relazione dipendente la paura dell’abbandono è spesso più forte di tutto il resto.
 
10. Ami il tuo partner per quello che è, non per quanto ama te: quando sei in una relazione dipendente ti ritrovi spesso a dubitare di ciò che il partner prova per te. Questo ti impedisce di amarlo per ciò che è e ti porta ad aver bisogno di continue dimostrazioni ed a manipolarlo inconsciamente.
 
In conclusione:

se non ami prima di tutto te stesso non sarà possibile amare realmente l’altro. Il valore che senti di avere è fondamentale proprio per non ricercarlo al di fuori rendendo la relazione dipendente.
 

Che tipo di relazione stai vivendo? Prova a farti queste domande…

Dopo aver visto alcune delle differenze tra una rapporto di coppia sano ed una relazione dipendente, vorrei ora proporti alcune domande su cui riflettere.
 
Queste domande non hanno la pretesa di essere esaustive, ma potranno aiutarti a valutare meglio il tuo modo di entrare in relazione:

– Cerchi un partner che ti renda felice?
– Che tipo di rapporto pensi di avere con il tuo partner attuale?
– Hai scoperto dalle relazioni passate che hai la tendenza ad idealizzare le persone?
– Tendi a proiettare su di loro come vuoi che loro siano, piuttosto che come sono?
– Ti concentri principalmente su come ti tratta il tuo partner piuttosto che su chi lui sia veramente dentro?
– Ti senti speciale solo in base a come ti fa sentire l’altro?
– Hai reso il tuo partner responsabile della tua felicità, del tuo valore e della tua sicurezza?
– Ti sei mai sentito ansioso quando non sei con il tuo partner o quando non ti chiama quando te lo aspetti?
– Hai un elenco di aspettative che il tuo partner deve soddisfare per farti sentire amato e al sicuro?
– Senti di non poter vivere senza questa persona o sei terrorizzato dall’idea di perderla?
– Ti sei mai sentito geloso o possessivo nei suoi confronti?
 
Rispondendo a queste domande potresti ritrovarti ad osservare in te stesso alcuni tratti di dipendenza.
 
Ciò non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te:
riconoscere le proprie debolezze è il punto di partenza per poterle affrontare.
 
Ricordati:
la dipendenza affettiva nasce sempre dalla paura della perdita e dell’abbandono. Queste paure hanno radici molto antiche e non sono sempre facili da analizzare e affrontare.
 
Come sempre la consapevolezza è il primo passo.
 

Che legame esiste tra disturbo narcisistico e dipendenza affettiva?

Al giorno d’oggi sono molto di moda termini quali: narcisismo patologico, narcisista perverso, manipolatore ecc.
 
Per quanto questi termini possano attrarre e colpire il lettore, in realtà non esistono in campo psicologico concetti del genere.
 
L’unico disturbo che viene menzionato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5) è il Disturbo Narcisistico di Personalità: le persone che soffrono di questo disturbo tendono a vedere loro stesse come speciali ed uniche, superiori alle altre e mancanti di empatia e sensibilità nei confronti delle esigenze altrui.
 
Le persone dipendenti, come abbiamo visto, mancano di una sana relazione con se stessi.
 
Stessa cosa succede in chi soffre di disturbo narcisistico: mettono loro stessi sopra tutti gli altri, usano gli altri per i loro scopi e sfruttano le relazioni senza sensi di colpa o rimorsi. Tendono ad incolpare gli altri senza vedere i loro errori.

donna con uomo di spalle

È facile perciò capire come dipendente e narcisista si colleghino l’un l’altro come pezzi del puzzle, ma esiste anche una connessione più profonda.
 
Esistono veri e propri collegamenti familiari in questa connessione: se hai un genitore narcisista, potresti diventare te stesso dipendente o narcisista.
 
Ma non tutto è perduto:
quando una persona comincia a risolvere le cause della propria dipendenza, può cominciare a delineare confini e resistere ai tentativi di manipolazione del soggetto narcisista.
 
Molte persone, soprattutto donne, al giorno d’oggi si ritrovano in questo tipo di relazioni.
 
La buona notizia è che la strada per il recupero è proprio legata alla profonda comprensione da parte della persona dipendente della mancanza di compassione del narcisista e delle sue continue manipolazioni. E al contempo una profonda riscoperta del proprio valore intrinseco.
 
Il narcisista ha il grande problema di non riconoscere errori in se stesso e questo gli impedisce di cambiare. E spesso il dipendente finisce con il convincersi che l’altro vale di più ed è l’unico che può dare quel valore tanto desiderato. In realtà il narcisista ha esattamente le stesse profonde insicurezze, ma agisce in direzione opposta.
 
Ed ecco l’incastro perfetto!
 
Ok abbiamo affrontato già un bel pò di argomenti.
Adesso vorrei parlarti brevemente di come la Psicoterapia Psicodinamica possa essere il modo migliore di affrontare i problemi di Dipendenza.
 
Continua a seguirmi perchè a breve arriviamo alla parte pratica!
 
 
Andiamo avanti!

DIPENDENZA AFFETTIVA: COME USCIRNE CON LA PSICOTERAPIA PSICODINAMICA

 
La psicoterapia psicodinamica di solito richiede un impegno a medio-lungo termine, ma è uno degli approcci più efficaci per trattare la dipendenza affettiva.
 
Durante il percorso, il terapeuta ti guida nell’esplorazione delle connessioni tra la psiche, la personalità e la cognizione e come queste influenzano i processi mentali, emotivi o comportamentali a livello inconscio.
 
In parole povere, il terapeuta ti aiuta ad analizzare la radice dei tuoi problemi di dipendenza attuali: questa analisi permette di cominciare a vedere le problematiche di dipendenza così come l’intensa paura dell’abbandono come derivanti dai primi rapporti con figure genitoriali eccessivamente controllanti o evitanti (o persino abusanti).
 
Tutti i sintomi della Dipendenza Affettiva vengono visti come elementi da comprendere, ascoltare e valorizzare, piuttosto che combattere o giudicare.
 
L’elemento fondamentale è proprio la relazione che si va a formare tra paziente/cliente e terapeuta.
 
Ti verrà spontaneo chiederti:
Ma allora si può sviluppare anche una certa dipendenza emotiva verso il terapeuta?
 
Assolutamente si.
 
Potresti aver sentito l’opinione cinica espressa da molti riguardo il fatto che gli psicoterapeuti manipolino deliberatamente i propri pazienti/clienti facendoli dipendere emotivamente da loro.
 
Molte persone infatti temono ciò e credono che la dipendenza emotiva in psicoterapia sia una cosa negativa.
 
In realtà, affinché la psicoterapia sia efficace un certo grado di dipendenza emotiva è auspicabile: pazienti che soffrono molto o sono confusi, che hanno una storia di relazioni instabili e caotiche possono sviluppare una certa dipendenza anche per periodi di tempo lunghi.
 
Pensaci:
se la tua vita non va come vorresti, sei cresciuto in un ambiente particolarmente complicato e non hai mai potuto sviluppare una certa capacità emotiva o auto-consapevolezza non puoi evitare di dipendere da qualcuno che ti aiuti ad accrescere queste abilità.
 
Sicuramente non è semplice affidarsi a qualcuno, soprattutto dopo aver vissuto certe esperienze, ma è necessario se si vuole uscirne e va fatto con i propri tempi.
 
Ovviamente il terapeuta deve aver lavorato a fondo su se stesso così da non favorire una dipendenza eccessiva che porterebbe il paziente a mantenere il suo problema e a non permettergli di sviluppare una sana autonomia.
 
Ecco perchè ho scritto un’intera guida per aiutarti a scegliere il terapeuta più giusto per te. Puoi trovarla qui
 
 
Ed eccoci arrivati finalmente alla parte pratica!

COME LIBERARSI DALLE CATENE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA E DIVENTARE EMOTIVAMENTE INDIPENDENTI

catena

Dobbiamo comprendere a fondo che per essere liberi dalla dipendenza emotiva bisogna intraprendere un viaggio di ritorno al nostro Vero Sè.
 
Capisco che ciò possa creare molte resistenze, ma la ritengo l’unica strada percorribile.
 
Questo viaggio ha a che fare con la “realizzazione di sé” e non con l’utilizzo degli altri per compensare le proprie mancanze affettive.
 
E comincia sempre guardandosi dentro.
 
Ecco perchè in questa parte ho raccolto da vari esperti e dalla mia personale esperienza gli 8 passi indispensabili per diventare emotivamente indipendenti sia nelle relazioni che nella vita.
 
Sei pronto?
 
 
Cominciamo!
 
1) EVITA DI DARE LA RESPONSABILITA’ AGLI ALTRI PER LA TUA FELICITÀ

Le persone che non riescono a badare a loro stesse a livello emotivo cercano spesso qualcun altro che lo faccia al posto loro.
 
Ma a prescindere da quanto qualcun altro riesce a farti sentire bene, è fondamentale sviluppare una certa fiducia in te stesso e nelle tue capacità.
 
Per imparare ciò è necessaria tanta auto-osservazione e pratica: non è sicuramente semplice ma ciò può aiutarti a sviluppare indipendenza ed autonomia.
 
Potresti avere pensieri quali:
Solo qualcun altro può rendermi felice
Non posso amare me stesso se qualcun altro non mi ama
 
Quando pensi in questo modo, ciò che accade realmente è che stai rendendo la tua felicità dipendente da quella persona. Si crea un circolo continuo di ricompensa e punizione.
 
E la dipendenza stessa ti rende infelice.
 
Un importante passo verso la strada della libertà è quello di permettere alle altre persone di essere libere piuttosto che avere risentimenti nei confronti dei loro comportamenti. Puoi sempre cercare aiuto ma non puoi pretenderlo perché alla fine dei conti nessuno ti deve nulla.
 
Il tuo amore per te stesso va costruito dall’interno.

Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore che dura una vita

       O. Wilde

2) IDENTIFICA IL MECCANISMO DELL’IDEALIZZAZIONE

L’idealizzazione ci porta ad immaginare l’altro come perfetto o a vederlo su un piedistallo: tendiamo a vedere soprattutto gli elementi positivi e a negare o giustificare quelli negativi. Ciò può portarci a dare più importanza ai desideri dell’altro piuttosto che ai nostri.
 
Pensaci:
questo meccanismo ti porta sempre a soffrire e a non vedere l’altro in maniera obiettiva.
 
In realtà quello che inconsciamente finiamo a fare è utilizzare l’altro per colmare le nostre insicurezze e renderlo l’unico che può farlo.
 
L’altra persona sente di avere completo potere su di noi e questo può portarla a manipolarci o a farci soffrire (ho già discusso prima il collegamento con l’individuo narcisista che è proprio attirato da personalità dipendenti).
 
3) IMPARA A PRENDERTI MAGGIORMENTE CURA DI TE STESSO A LIVELLO EMOTIVO

Ho raccolto qui alcuni punti essenziali:
 
– riconosci i tuoi bisogni e rendi prioritaria la tua felicità
 
– Riconosci il tuo valore e lavora sul migliorare la tua autostima: metti in dubbio i tuoi pensieri negativi su te stesso, focalizzati sui tuoi punti di forza e riconosci i tuoi limiti, lavora sui tuoi obiettivi e comincia a comprendere che in realtà sei in grado di fare ciò che è meglio per te (o farti aiutare se non riesci).
 
– Osserva i comportamenti che ti portano ad attaccare te stesso e sostituiscili gradualmente con comportamenti di comprensione e accettazione.
 
– Sviluppa la tua curiosità intellettuale: apprendi e scopri cose nuove su di te, sugli altri e su ciò che ti accade. Cerca tutto ciò che ti potrebbe appassionare.
 
– Impara a osservare con calma, guardare e sperimentare pienamente tutte le emozioni (anche quelle negative).
 
– Condividi e riconosci i tuoi bisogni affettivi: non esiste una sola persona che può ascoltarti e comprenderti. Costruire una cerchia di amicizie o parlare con un terapeuta possono essere ottimi modi per condividere ciò che hai dentro.
 
– Quando sbagli qualcosa non essere troppo duro con te stesso, consideralo sempre un passo necessario ad imparare cose nuove.
 
– Cerca di portare la tua attenzione al momento presente per quanto possibile: questa pratica ti permette di non favorire troppo la ruminazione del pensiero, che amplifica maggiormente emozioni e pensieri negativi.
 
– Circondati di persone che ti valorizzano e non di persone tossiche che ti fanno soffrire.
 
4) RICONOSCI I MODELLI DISTRUTTIVI DERIVANTI DALL’INFANZIA

Come già sottolineato in precedenza, la maggior parte delle problematiche di Dipendenza Affettiva provengono da esperienze difficili durante l’infanzia o l’adolescenza

bambina triste

Riconoscere questi eventi e il modo che hai usato per affrontarli è un ottimo modo per capire come mai oggi ti ritrovi a sperimentare la dipendenza emotiva.
 
Questo non significa perdersi nel proprio passato, ma esplorare quelli che sono i modelli che hai appreso (in maniera perlopiù inconsapevole) per provare a distaccartene.
 
In un certo senso la dipendenza affettiva si autoalimenta: si può parlare di circolo vizioso e profezie autoavveranti. Ad es. ho osservato come alcuni pazienti, nonostante si rendano conto razionalmente che stanno sbagliando, non riescono a fare altrimenti.
 
Ciò succede perché i modelli che abbiamo costruito nel corso degli anni sono rigidi e non permettono alla persona di sperimentarsi in un modo diverso.
 
In un certo senso è necessario disimparare prima di poter imparare qualcosa di nuovo.
 
La terapia in questo può aiutare molto: una parte della soluzione proprio imparare a distinguere tra le situazioni presenti e quelle che sono accadute nel passato. Ciò può portare anche ad osservare e distinguere tra il bambino che eravamo tempo e l’adulto che vogliamo diventare.
 
5) DIVENTA CONSAPEVOLE DELLA PAURA CHE STA ALLA BASE DELLA TUA DIPENDENZA

Un bambino è incapace di comprendere i modelli di dipendenza che la mente comincia a sviluppare per sopravvivere durante l’infanzia.
Ma molti di noi continuano a ripetere questi modelli anche da adulti, perché falliscono prima di tutto nell’individuarli e poi nel crescere al di là di questi.
 
C’è molta paura che si nasconde dietro la maschera della dipendenza emotiva.
 
È strano, ma per molti di noi, la più grande paura è quella di essere con noi stessi, soli con il nostro essere. Perciò cerchiamo costantemente di distrarci e gli oggetti della distrazione tendono a diventare fattori di dipendenza.
 
Il percorso verso la libertà sta nel far subentrare la coscienza in tutti i nostri modelli di comportamento e nei nostri vissuti emotivi inconsci.
 
6) NON AVER PAURA DELLA SOLITUDINE

Una delle ragioni principali per le quali si sviluppa la dipendenza è la paura di stare soli. Ho già approfondito questo argomento in un articolo dedicato (solitudine interiore).
 
Cerchiamo costantemente qualche forma di intrattenimento o di distrazione solo per evitare di restare soli con noi stessi.
 
Siamo spaventati “dall’essere” così continuiamo a “fare“.
 
Tutta la dipendenza, o la sensazione di incompletezza, esiste perché tendiamo a cercare la soddisfazione al di fuori, non dentro di noi.
 
E nella solitudine possiamo trovare tutta la nostra forza.
 
Se riusciamo ad affrontare questa paura, potremo vedere tutto ciò che c’è al di là.
 
7) PONITI L’OBIETTIVO DI SCOPRIRE CHI SEI VERAMENTE

La maggior parte di noi non ha idea di chi è veramente, così finisce ad essere completamente dipendente da una autoimmagine che si è costruito.
 
L’autoimmagine è però semplicemente un’idea che ha bisogno di contenuto per mantenersi in vita. Questo contenuto è di solito fornito dagli altri, ecco perché li cerchiamo sempre per definirci.
 
In effetti, la causa principale della dipendenza emotiva è proprio un’immagine di sé negativa che si è costruita nel tempo. Chiunque abbia un’immagine negativa di se stesso sarà sempre emotivamente dipendente da persone o oggetti per trovare un senso di dignità o sicurezza.
 
Se vuoi liberarti dalla dipendenza affettiva, dovresti perciò cercare chi sei veramente al di là di tutte queste “autoimmagini” che la mente ha creato.

uomo libero

8) COMINCIA A LAVORARE SULLA COSTRUZIONE DI CONFINI BEN DEFINITI

Uno dei passi fondamentali da fare per recuperare dalla Dipendenza Affettiva è imparare a costruire appropriati confini emotivi. Questo è un argomento decisamente vasto e probabilmente scriverò un intero articolo al riguardo.
 

CONCLUSIONE

 
Sei arrivato alla fine di questo articolo!
 
Complimenti!
 
Come ho già sottolineato però la lettura di un articolo non basterà mai da sola a risolvere un problema profondo.
 
Come ricordo sempre:
 
Chiedere aiuto è una grande dimostrazione di forza: ti potrebbe permettere di vivere appieno la tua vita, riconoscendo i tuoi punti di forza e lavorando sui punti di debolezza senza aver bisogno di qualcun altro.
 
Nessuno è completamente indipendente e anche le persone che all’apparenza sembrano molto forti non si sentono così libere come immaginano. Il loro senso di benessere emotivo dipende spesso dal fatto che qualcun altro tenga a loro.
 
Ma continuo a sottolineare una cosa:
è possibile imparare a liberarsi della dipendenza emotiva.
 
E’ importante darsi tempo, non esiste un processo di recupero veloce o lento.
Cominciare a riconoscere e ad ammettere a se stessi di avere un problema è il primo passo per poterlo affrontare e liberarsene.
 
La psicoterapia è lo strumento migliore che conosco in tal senso.
 
Se vuoi farmi qualche domanda o chiedermi un chiarimento come sempre puoi farlo nei commenti!
 
 
Un saluto!

33 commenti
  1. Lorena
    Lorena dice:

    Madre narcisista, io dipendente. A più di 50 anni mi ritrovo così, ancora bisognosa della sua approvazione. Il Suo articolo ha gettato molta luce sulle mie ombre. Grazie, dottore. Ma …si guarisce vero ? 😁

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  2. Barbara
    Barbara dice:

    Buongiorno Dottore, riconosco i sintomi di questo disturbo in mia figlia 25enne, che purtroppo non lo ha ancora compreso. Come la famiglia, in questo caso, può aiutare? Quali sono i comportamenti più idonei da adottare?

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  3. Elisa
    Elisa dice:

    Salve dottore. Come già confermatomi da una terapeuta, anche se non in maniera netta, mi trovo a vivere una relazione sentimentale nella quale adotto comportamenti dipendenti, e credo che in parte anche il mio compagno viva la dipendenza emotiva nei miei confronti. Mi ritrovo in molti punti da lei descritti, ma non in tutti. Vede, io ho un grande timore di essere abbandonata, e nei due anni di relazione che ho vissuto fino ad ora ho spesso, spessissimo, vissuto momenti di dubbio lancinante sul se il mio partner fosse giusto o meno, rendendo il rapporto difficile ed arrivando addirittura ad interrompere la relazione per un periodo. Io non credo di essermi legata al mio partner per un semplice bisogno di affetto, non ho questa sensazione, ma temo fortemente che la mia dipendenza affettiva non mi faccia vedere che, in realtà, sia vero il contrario. Le chiedo: una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva è per forza malata? E’ possibile risanarla, adottando comportamenti più sani?

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  4. Luisa Graziuso
    Luisa Graziuso dice:

    Credo di avere molti tratti di dipendenza affettiva e in passato ho sperimentato anche una relazione con un narcisista…ora combatto con me stessa x non ricadere ma è davvero molto difficile

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  5. Luisa Graziuso
    Luisa Graziuso dice:

    Buon pomeriggio eh sì io mi ritrovo in qsti tratti di dipendenza affettiva anche se cerco in tutti i modi di non farmi invischiare e cerco di pensare a me a riempire la mia vita di miei interessi ma qnd mi sento sola e soprattutto senza attenzioni divento un’altra 😏

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  6. Cinzia
    Cinzia dice:

    La mia dipendenza affettiva la ho riconosciuta,sono stata in terapia per un anno circa,credo che mio marito sia un narcisista ,ma non prenderà mai atto di volersi analizzare e farsi aiutare,è così dopo trenta anni di rapporto,avendo dovuto vivere dieci lontano per lavoro,si è distaccato,è rientrato,e dopo un anno di tumultuosa convivenza,se n’è andato,rinnegando la voglia di continuare…..e li sto io,desiderosa di ricominciare ma a gestire,distrutta la mia condizione di abbandonata….un casino😉

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  7. Giusi Lembo
    Giusi Lembo dice:

    Bello questo articolo. In alcuni passi mi sono rivista. Penso di essere nella fase della maturazione interiore che mi porta a vedere quanto realmente valgo. Ho combattuto battaglie più grandi di me e le ho vinte ma spesso mi sono dimenticata di chi sono veramente. Ho passato anni a soddisfare i bisogni di un compagno debole, insicuro, eternamente insoddisfatto e manipolatore ( non ci posso credere, l’ho detto finalmente) e mi sono annullata per fargli raggiungere i suoi scopi. Mi sono sempre sottovalutata, in fin dei conti nel rapporto di coppia sono sempre stata io il punto di riferimento per lui e per tutta la famiglia. Adesso è giunto il momento di lavorare su me stessa, di ricordarmi chi sono e cosa mi fa stare bene. Ho capito che la felicità è proprio questo e non n deve dipendere da un fattore esterno, mai. Non mi aspetto che gli altri mi capiscano, anzi per la prima volta nella vita sinceramente me ne infischio e già questo è immensamente liberatorio.

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  8. Antonietta
    Antonietta dice:

    Grazie Dottore. Davvero molto interessante e molto chiaro. Io ho purtroppo la sindrome della paura dell’abbandono..credo sia la stessa cosa,o no? Buona serata

    Rispondi
  9. Alessandra
    Alessandra dice:

    Buongiorno dottore! Ma è possibile che una persona narcisista o che comunque riesce a manipolare noi, sia a sua volta dipendente da altre persone? Ed è vero che anche loro non sono in grado di star da soli?

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  10. Elisa
    Elisa dice:

    Questo articolo è stato interessantissimo e mi ha delineato ulteriori aspetti rispetto a quelli che (mio malgrado) avevo già scoperto da sola su mè stessa cammin facendo e su cui ho lavorato e sto lavorando. Mi chiedo, da genitore, se ho qualche possibilità di evitare di rovesciare -inevitabilmente – i medesimi meccanismi su mio figlio…ho la tendenza ad essere protettiva (questo del resto è il meccanismo che ho appreso io da piccola e forse almeno in minima parte è inevitabile). Il mio 5enne mi è stato descritto dagli insegnanti fortemente insicuro e con bassa autostima di sé a dispetto del suo apparire forte e sicuro…è stata una batosta, credevo in cuor mio di avere già messo in campo strumenti utili ma forse mi sbaglio . Questa cosa mi preoccupa molto 🙁 Sono ancora in tempo per rimediare?

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  11. Maria - Antonia
    Maria - Antonia dice:

    Bellissimo l’articolo. Spiegato molto bene e chiaro. Mi è stato di aiuto per individuare alcuni comportamenti.

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  12. Giada
    Giada dice:

    Complimenti Dottore! Per quanto volessi vedere le cose dall’esterno, in alcune cose ho dovuto proprio viaggiare dentro me! Ci ha preso alla grande!
    Le volevo chiedere….
    Dice che la nostra infanzia c’entra e sono d’accordo, ma se i due genitori sono diversi? Mi spiego meglio…. se uno lascia liberi, é presente, fa sentire il bambino amato… E l’altro é l’opposto? É piú interessato a se stesso che alla famiglia.
    Cosa potrebbe succedere? Ho un carattere ambiguo, lunatico, sicura di potercela fare in ogni cosa ma indecisa non prendo posizioni stabili non riesco.

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  13. Irene
    Irene dice:

    Buona sera dottoressa, grazie per l’articolo, molto interessante e illuminante, mi ritrovo perfettamente a vivere oggi una relazione da dipendenza emotiva, esattamente in ogni passaggio che ha evidenziato, e ci sono tutti i presupposti ad alcuni avvenimenti che risalgono alla mia prima infanzia. Il problema e che non so come affrontare questo tunnel che mi sta devastando l’anima e dal quale non vedo una via d’uscita.

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  14. Nunzia Nastro
    Nunzia Nastro dice:

    Buona sera Dottore. Innanzitutto complimenti per l’articolo, molto esaustivo. Poi le volevo chiedere se potrebbe farmi un esempio di confine emotivo ben definito. Perché non ho capito in che senso. Grazie mille

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