Trauma Psicologico:
i 7 migliori passi per superarlo
(già da oggi)

trauma psicologico
  • hai mai vissuto un trauma particolarmente intenso?

  • che era inaspettato e che ti ha colto del tutto impreparato?

  • ed era accompagnato da sintomi quali impotenza e disperazione?

Allora potresti aver sperimentato il trauma psicologico.

Immagina se potessi leggere un unico articolo che tratta in maniera completa questo argomento senza aver bisogno di leggere altro.

O ancor meglio:
che ti fornisce anche i migliori 7 passi pratici per affrontarlo già da oggi.

Scommetto che lo leggeresti vero?

Bene, perchè è proprio ciò che ho deciso di condividere con te nel post di oggi.

Al solito ti consiglio di leggere l’articolo per intero, ma sentiti libero di leggere anche solo le parti che ti interessano.

Sei pronto?

Cominciamo…

Conosci qualche persona che ha sofferto di un qualsiasi tipo di trauma e potrebbe beneficiare dalla lettura di questo articolo? Bene, allora condividilo perché per te è un semplice click ma per lui potrebbe essere un aiuto concreto. Ti ringrazio!

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Indice dei contenuti

TRAUMA PSICOLOGICO: CHE SIGNIFICATO HA?

Il trauma psicologico ed emotivo deriva da eventi straordinariamente stressanti che mettono a repentaglio il nostro senso di sicurezza, facendoci sentire impotenti.

Le esperienze traumatiche spesso comportano una minaccia per la vita, ma non sempre è così. Qualsiasi situazione che ci faccia sentire sopraffatti, soli o impotenti può essere traumatica, anche se non comporta un danno fisico.

Non sono i fatti oggettivi che determinano se un evento sia o meno traumatico, ma la nostra esperienza emotiva soggettiva dell’evento. Più l’esperienza ci fa sentire impauriti o impotenti, più è probabile sperimentare un trauma psicologico.

Sarai d’accordo con me:

Il trauma e la perdita sono parti della vita stessa.

In questo senso, non è ciò che ci accade ma come reagiamo che determina se un’esperienza particolarmente dolorosa o pericolosa diverrà o meno un trauma.

Più l’organismo è vulnerabile, più è a rischio di una disregolazione neurale che può seguire le esperienze traumatiche.

Sia che la disregolazione segua un evento intenso descritto con sintomi tipici di un Disturbo Post Traumatico da Stress o un evento apparentemente banale oppure una serie di eventi con sintomi depressivi, ansiosi o altro, si individuano 3 caratteristiche in comune:

– l’evento è inaspettato
– la persona viene colta completamente impreparata
– non c’era nulla che la persona potesse fare per evitare che ciò accadesse

Ovviamente andrò più avanti ad approfondire quelle che sono le cause più comuni di questo disturbo. Qui ne elenco brevemente alcune:

Eventi accaduti una volta sola: es. incidenti, episodi di violenza, abusi, disastri naturali specialmente se inaspettati o accaduti durante l’infanzia.

Eventi continui, ripetuti o a lungo termine: questi provocano costante stress psicologico. Alcuni esempi sono: vivere in un quartiere ad alta criminalità, affrontare una malattia pericolosa per la vita o eventi traumatici come il bullismo, la violenza domestica o l’abbandono durante l’infanzia.

Cause comunemente trascurate: come interventi chirurgici (specialmente nei primi anni di vita), la morte improvvisa di una persona cara, la rottura di una relazione significativa o esperienze umilianti di qualsiasi tipo.

uomo su autobus

La storia del sig. F

Il sig. F, un uomo sui 35 anni, mi contattò per una consulenza dato che sentiva di soffrire di alcuni sintomi che lui definiva “ansiosi“.

Quando si recò in studio da me non poteva immaginare che sarebbe andato così indietro nel tempo alle radici di un trauma molto profondo.

Già nella prima seduta mi cominciò a raccontare di alcuni dei suoi sintomi:

“Non riesco a dormire la notte e faccio spesso incubi”
“Mi ritrovo ad essere molto spesso agitato”
“La mia mente torna varie volte ad un fatto specifico capitato alcuni anni fa”
“A volte mi solo e depresso”

Lo lasciai raccontare per tutta la durata della prima seduta e delle successive e notai quanto avesse bisogno di parlare e far emergere tutta una serie di emozioni profondamente collegate al trauma occorso molti anni prima.

Si era ritrovato a vivere un incidente molto grave nel quale aveva rischiato di perdere i suoi genitori e la sua stessa vita.

Era chiaro:

Questo trauma era rimasto impresso nella mente del sig. F per molti anni, costruendo quella che viene definita “memoria traumatica” e diventando un vero e proprio Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il collegamento tra i suoi sintomi ed il successivo trauma psicologico non è stato fin da subito chiaro al sig. F, ma col tempo è stato possibile rivivere tutti i vissuti emotivi legati a questo terribile incidente ed elaborarli arrivando a dare un nuovo significato all’evento.

Questo ha poi portato ad una diminuzione dei sintomi e della carica emotiva correlata. Ci è voluto tempo ma è stato proprio quel tempo che gli ha permesso di rivivere il trauma in un modo nuovo e “guarire“.

Dopo averti parlato della storia del sig. F, vorrei adesso spiegarti cosa si intende con Disturbo Post Traumatico da Stress e quali sono i sintomi principali che lo caratterizzano.

Molti di questi sintomi si verificano, infatti, in tutti i traumi psicologici anche se con una frequenza e una intensità variabili.

IL DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

Nel DSM-5 (2013) il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) è collocato nel capitolo dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti.

Questo disturbo può svilupparsi in seguito a qualsiasi evento che possa mettere a repentaglio la nostra sicurezza. È una disordine d’ansia che influenza l’ormone dello stress e ne cambia la risposta del corpo.

È innegabile:

La maggior parte delle persone associa il Disturbo Post Traumatico da Stress ad eventi quali stupri, abusi, guerre o comunque situazioni estreme.

In realtà, qualsiasi evento o serie di eventi che ha la capacità di farci provare sensazioni di impotenza e disperazione, lasciandoci esausti emotivamente, può innescare questo disturbo.

Specialmente se gli eventi sono stati vissuti come imprevedibili o incontrollabili.

Inoltre, il disturbo post traumatico può colpire sia le persone coinvolte nell’evento traumatico, sia chi ha assistito all’evento, sia i soccorritori e le forze dell’ordine.

soldato in guerra

Gli eventi traumatici che portano più spesso a questo disturbo includono:

  • Guerre
  • Disastri naturali
  • Incidenti
  • Attacchi terroristici
  • Morte improvvisa di una persona cara o malattia grave di un membro famiglia
  • Stupro
  • Rapimento
  • Abuso sessuale o fisico
  • Negligenza o violenza durante l’infanzia
  • Malattie fisiche, interventi chirurgici e disabilità

Segni e sintomi del Disturbo Post Traumatico da Stress

Questo disturbo si manifesta in modi diversi a seconda della persona e dell’evento stressante. Anche se è più probabile sperimentarne i sintomi dopo poche ore o giorni dall’evento, può capitare passino settimane, mesi o persino anni.

A volte i sintomi si manifestano quasi dal nulla, altre volte sono scatenati da situazioni che ricordano il trauma (es. suoni, immagini, parole o persino odori).

Quelli che vedremo ora sono sintomi comuni a tutti i traumi psicologici, ma sono chiaramente più intensi, frequenti e duraturi nel disturbo post traumatico.

Vediamoli:

1) Tendenza a rivivere l’evento traumatico:
– memorie invasive e spesso sconvolgenti dell’evento
– flashback (ci si sente come se l’evento accadesse di nuovo)
– incubi
– intenso stress quando viene ricordato il trauma
– sintomi fisici intensi (es. respiro affannoso, tachicardia, nausea)

2) Evitamento, perdita di interesse e speranza:
– evitare attività, luoghi, pensieri o emozioni che ricordano il trauma
– difficoltà a ricordare aspetti importanti dell’evento
– diminuzione dell’interesse per la vita in generale
– sensazioni di distacco e disinteresse nei confronti degli altri
– difficoltà a vedere un futuro sereno.

3) Iperattivazione:
– problemi di sonno
– irritabilità o scoppi d’ira
– ipervigilanza
– comportamenti aggressivi, nervosi ed autodistruttivi.

4) Pensieri negativi e cambiamenti d’umore:
sensazioni di colpa e vergogna
– cambi d’umore improvvisi
sensazione di essere soli
– sensazioni di sfiducia
– difficoltà a concentrarsi e a ricordare le cose
depressione e mancanza di speranza
– pensieri suicidari.

I Fattori di Rischio nel Disturbo Post Traumatico da Stress

Anche se non è possibile predire chi svilupperà un disturbo post traumatico in risposta ad un trauma, ci sono alcuni fattori di rischio che ne aumentano la vulnerabilità.

Molti di questi fattori ruotano attorno alla natura dell’evento traumatico stesso.

Ad ogni modo, quando l’evento comporta una grave minaccia alla vita o alla sicurezza personale ed è prolungato è più probabile si trasformi in un disturbo post traumatico.

Sicuramente l’essere vittime di violenze fisiche, torture, abusi è un fattore di rischio importante nella formazione di un trauma psicologico grave.

ragazza con trauma psicologico

Ecco i fattori di rischio più comuni:

– Precedenti esperienze traumatiche, soprattutto nella prima infanzia
– Storia familiare di disturbo post traumatico
– Storia di abusi fisici o sessuali
– Storia di abuso di sostanze
– Storia di depressione, ansia o altra malattia mentale
– Alto livello di stress nella vita quotidiana
– Mancanza di supporto dopo il trauma

Dopo aver trattato del Disturbo da Stress Post Traumatico andiamo adesso ad approfondire le cause più comuni che portano a vivere un trauma psicologico.

Continua a seguirmi perchè a breve arriveremo a parlare anche dei migliori trattamenti ma soprattutto delle strategie pratiche che puoi applicare già da oggi per affrontarlo e superarlo.

Andiamo avanti..

IN CHE MODO I TRAUMI INFANTILI POSSONO INFLUENZARE LO SVILUPPO?

Come ho già sottolineato in altri articoli l’attaccamento, cioè il legame emotivo che si forma tra il bambino e chi si prende cura di lui, influenza profondamente sia la struttura che la funzione del cervello in via di sviluppo.

Fallimenti nell’attaccamento causati da abusi, negligenza o indisponibilità emotiva da parte di chi si prende cura del bambino possono avere un impatto negativo sulla struttura e sulla funzione del cervello, causando traumi evolutivi o relazionali.

Il trauma psicologico infantile influisce sulla futura autostima, sulla consapevolezza sociale, sulla capacità di apprendere e sulla salute fisica.

Tra le cause di questo tipo di trauma durante l’infanzia ci sono:

  • una separazione forzata e precoce da chi si prende cura del bambino (abbandono).
  • una incapacità da parte della madre (prevalentemente) a sintonizzarsi, cioè a riconoscere e comprendere i segnali di attaccamento del bambino (es. cibo, vicinanza fisica, attenzione).
  • Ragioni come malattie neurologiche fisiche o mentali, depressione, dolore o traumi irrisolti da parte del genitore.
  • Abuso fisico, verbale o sessuale.
  • Violenza domestica.
  • Trascuratezza generale.
  • Disturbi neurologici causati da esperienze nell’utero o durante la nascita.
  • Come il singolo bambino reagisce ai traumi emotivi e psicologici (risposta individuale).

Quando il legame di attaccamento funziona l’integrazione neurologica si sviluppa normalmente e la relazione porta ad una aspettativa di sicurezza, apprezzamento, gioia e piacere.

Se il legame di attaccamento non ha successo e provoca traumi, abbandono o separazioni precoci, invece, la memoria di una relazione fallita diventa la base per le future relazioni adulte.

Reazioni più comuni ed effetti a lungo termine del trauma psicologico infantile

Alcune delle reazioni più comuni del bambino al trauma psicologico sono:

Regressione: molti bambini hanno bisogno di ritornare ad uno stadio precedente di sviluppo nel quale si sentivano più sicuri. Alcuni potrebbero tornare a fare la pipì a letto, ad aver paura di stare soli o a sviluppare sintomi di ansia sociale. È importante essere comprensivi, attenti e pazienti se il bambino reagisce in questo modo.

Pensare che l’evento sia colpa loro: i bambini più piccoli degli 8 anni tendono a pensare che se qualcosa va male, deve essere colpa loro. In questo senso, è molto importante fargli capire che non sono stati loro a causarlo.

Disordini del sonno: alcuni bambini hanno difficoltà ad addormentarsi, altri si svegliano spesso o fanno incubi. Passare più tempo con loro facendo attività tranquille (es. leggendo una fiaba) può essere molto utile. Anche in questo caso, la pazienza è necessaria.

Sentirsi indifesi: è una reazione molto comune nelle situazioni che hanno un forte impatto emotivo.

trauma psicologico infantile

Questi traumi non risolti influenzano enormemente anche le relazioni adulte: ad es. non si riesce a superare il trauma dell’abbandono e si finisce per sviluppare una dipendenza affettiva dal partner o una grande paura dell’intimità e dell’amore.

Ma non tutto è perduto:

Le relazioni con partner adulti sicuri possono portare alla guarigione emotiva in partner insicuri, anche se hanno vissuto un trauma psicologico infantile.

Inoltre, anche se il trauma è successo molti anni prima, ci sono dei passi da poter fare per superare il dolore, imparare a fidarsi e connettersi di nuovo agli altri e riconquistare un senso di equilibrio emotivo.

Vedremo tra poco quali…

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ESISTE UNA CURA PER IL TRAUMA PSICOLOGICO?
I TRATTAMENTI PIÙ EFFICACI

Arrivati a questo punto potresti chiederti:

Ma esiste una cura per il trauma psicologico?
Come liberarsi dai traumi del passato?

Per guarire dai traumi psicologici ed emotivi è spesso necessario affrontare emozioni e ricordi spiacevoli (memoria traumatica), scaricare l’energia legata alla reazione tipica di “attacco-fuga”, imparare a regolare le emozioni intense e riacquisire la fiducia nelle persone.

In psicoterapia esistono vari trattamenti efficaci per affrontare il trauma:

  • la psicoterapia cognitivo comportamentale
  • la psicoterapia psicodinamica
  • la terapia EMDR
  • la terapia di gruppo

Se stai cercando di capire come superare un trauma psicologico è importante capire le varie differenze tra tutti questi trattamenti.

In questa sede parlerò brevemente di tutti, ma al solito mi concentrerò più approfonditamente sulla validità della psicoterapia psicodinamica.

La psicoterapia cognitivo comportamentale

Le terapie cognitivo comportamentali sono basate sull’idea che i problemi sorgono dal modo in cui le persone interpretano o valutano situazioni, pensieri e sentimenti e da come queste valutazioni fanno agire le persone (es. evitando l’evento).

Alcuni esempi di terapie cognitive nel causo di trauma o disturbo post traumatico da stress sono:

  • terapia di esposizione
  • inoculazione dello stress
  • terapia cognitiva di elaborazione
  • terapia dell’accettazione e dell’impegno (ACT)

La psicoterapia psicodinamica

L’approccio psicodinamico al trauma psicologico si focalizza su un certo numero di differenti fattori che possono influenzare lo sviluppo di un disturbo come le esperienze della prima infanzia (modelli di attaccamento), le relazioni attuali oppure ciò che le persone fanno nella loro vita quotidiana per proteggersi da emozioni e pensieri disturbanti (meccanismi di difesa).

Al contrario della terapia cognitivo comportamentale, quella psicodinamica dà grande importanza al ruolo della mente inconscia, nella quale sono racchiusi sentimenti, impulsi e pensieri troppo intensi per poter accedere alla coscienza.

Anche se questi contenuti sono al di là della consapevolezza influenzano enormemente il nostro comportamento.

Potresti chiederti:
Ma come agisce la psicoterapia psicodinamica nel trauma?

Per poter avere un cambiamento nei sintomi o nel comportamento è necessario entrare in contatto ed elaborare quei dolorosi vissuti inconsci.

Per farlo, lo psicoterapeuta psicodinamico aiuterà il paziente a riconoscere i meccanismi di difesa, perché vengono utilizzati e come connettere ed elaborare emozioni e pensieri intensi in un modo che prima veniva evitato.

poltrona studio di psicoterapia

In questo senso, la negazione è un meccanismo di difesa comune che può essere usato per proteggersi da qualcosa che non si ha la capacità di affrontare.

Il terapeuta dovrà oscillare tra un atteggiamento supportivo ed uno espressivo che gli permetterà di comprendere il comportamento del paziente e di condividere questa interpretazione con lui.

La terapia EMDR

L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

La terapia di gruppo nel trauma psicologico

Ci sono molti vantaggi nel frequentare un gruppo e in molti casi la terapia di gruppo può essere utile tanto quanto la terapia individuale nella cura del trauma.

Ecco alcuni dei vantaggi di questa terapia:

Validazione: essere in gruppo con varie persone che condividono lo stesso problema può permetterti di sentirti meno solo e comprendere che molte persone hanno le tue stesse difficoltà.

Imparare dagli altri: condividendo le stesse esperienze puoi facilmente imparare dagli altri nuove modalità per affrontare i sintomi e i problemi causati dal trauma.

Puoi aiutare gli altri: così come puoi beneficiare dalle esperienze degli altri, anche le tue stesse esperienze possono essere utili alle altre persone. Aiutare gli altri può incrementare la tua autostima, così come la tua abilità di affrontare i sintomi.

Per concludere, è importante cercare un aiuto professionale quando i sintomi del trauma sono intensi e duraturi, ti impediscono di lavorare o di avere relazioni soddisfacenti o più in generale di avere una vita serena.

Siamo finalmente arrivati alla parte pratica!

Sei hai letto fin qui non puoi perderti questa parte finale, nella quale ho raccolto le migliori strategie per superare il trauma psicologico.

Sei pronto?

Andiamo avanti…

TRAUMA PSICOLOGICO: COME SUPERARLO?
LE MIGLIORI STRATEGIE PER AFFRONTARLO GIÁ DA OGGI

vigili del fuoco

Tutti reagiamo in diversi modi al trauma, vivendo una vasta gamma di reazioni fisiche ed emotive. Non c’è un modo “giusto” o “sbagliato” di pensare, sentire o rispondere.

In questa parte voglio darti perciò delle strategie pratiche che possono aiutarti a far fronte al dolore, a guarire dal trauma e ad andare avanti con la tua vita.

1) Sfida il tuo senso di impotenza

Il recupero dal trauma è un processo graduale e continuo.

La guarigione non avviene da un giorno all’altro, nè i ricordi del trauma scompaiono mai completamente. Questo può rendere la vita difficile.

Superare il senso di impotenza è una delle chiavi: è importante ricordare a te stesso che hai punti di forza e abilità di coping che possono farti superare i momenti difficili.

Nonostante le difficoltà puoi farcela e puoi dimostrare a te stesso quanto vali.

Mettere in atto azioni positive e sfidare direttamente il tuo senso di impotenza può avere un grande effetto sui sintomi del trauma.

La cosa migliore da fare in questo senso è quella di ricominciare prima possibile le tue attività quotidiane. Strutturare le proprie attività può permettere di ricominciare a sentire una sensazione di sicurezza.

2) Muoviti fisicamente

Il trauma sconvolge l’equilibrio naturale del tuo corpo, bloccandoti in uno stato di iperattivazione e di paura.

L’esercizio e il movimento, oltre a bruciare l’adrenalina e liberare endorfine, possono effettivamente aiutare a diminuire molti sintomi legati al trauma.

L’esercizio ritmico che coinvolge entrambe le braccia e gambe (es. camminare, correre, nuotare, ballare) funziona ancora meglio.

3) Non isolarti e prova a connetterti con gli altri

Dopo aver sperimentato un trauma potresti avere la tendenza a ritirarti dai rapporti sociali, ma l’isolamento prolungato spesso peggiora le cose.

Connetterti con gli altri faccia a faccia non significa che sarai costretto a parlare sempre del trauma, ma potrai semplicemente sentirti accettato e compreso.

È importante avere qualcuno con il quale condividere le proprie emozioni e che può ascoltare attentamente senza giudicare.

4) Prova a controllare meglio il tuo sistema nervoso

Non importa quanto senti di essere agitato, ansioso o fuori controllo, in ogni caso puoi mettere in atto una serie di strategie per calmarti.

Ciò non ti permetterà solo di diminuire l’ansia associata al trauma, ma genererà anche un maggiore senso di controllo. Vediamone alcune:

Respirazione mindful: provare a fare 60 respiri, concentrando l’attenzione su ogni respiro. Non è semplice ma si può fare.

Input sensoriali: ognuno di noi ha specifici input sensoriali che gli permettono di calmarsi (es. un suono, un profumo, una melodia). Poi sperimentare differenti input che funzionano meglio per te.

Accetta le tue emozioni: permetti a te stesso di sentire ciò che provi quando lo provi.

Meditazione e tecniche di rilassamento: ne ho già parlato nell’articolo sull’Ansia Anticipatoria.

5) Accetta i tuoi vissuti emotivi

Lo stress associato al trauma può portarti a sperimentare emozioni forti e dolorose quali: shock psicologico ed emotivo intenso, rabbia, vergogna e senso di colpa.

Le tue risposte sono reazioni normali ad eventi anormali.

Queste emozioni sono reazioni alla perdita del senso di sicurezza.

Accettarle non è semplice, ma è necessario per guarire.

Ecco alcuni suggerimenti per entrare più facilmente in contatto con questi vissuti:

– datti il tempo di guarire da qualsiasi esperienza tu abbia vissuto.
– non cercare di forzare il processo di guarigione.
– preparati a sperimentare emozioni difficili.
– permetti a te stesso di provare ciò che senti senza giudizi o senso di colpa.

6) Prova a scrivere

Scrivere può aiutarti a stare meglio.

Puoi farlo in tutti i modi che vuoi, non ti preoccupare di ciò che scrivi o di quanto è scritto bene. Lo fai solo per te.

Anche scrivere direttamente del trauma o dei sintomi può aiutare molto.

Scrivere può permetterti di processare meglio le emozioni che stai vivendo: ciò comunica indirettamente alla mente che ti stai prendendo cura della situazione.

scrivere

7) Per quanto possibile, evita di rivivere ossessivamente l’evento traumatico

Pensare ripetutamente al trauma o riguardarne immagini più e più volte può sopraffare il tuo sistema nervoso, impedendoti di pensare in maniera chiara.

Focalizzandoti su attività che ti danno piacere e tengono la tua mente occupata (es. leggere, guardare un film, giocare) puoi smettere di dedicare tutta la tua energia ed attenzione all’evento traumatico.

CONCLUSIONE

Siamo arrivati alla fine di questo articolo!

Prima di concludere però vorrei lasciarti con una riflessione:

Se vuoi lavorare sul serio sul recupero dal trauma psicologico avrai bisogno di essere costante e persistente.

Potresti incontrare delle battute d’arresto.

Potresti essere così scoraggiato dal pensare di lasciar perdere.

Non farlo.

Apprezza anche il più piccolo progresso.

Ricordati il valore che hai e continua ad andare avanti.

Chiedi aiuto se necessario.

Ricorda che ci sono molte persone che hanno avuto a che fare con eventi traumatici e sono arrivate a condurre vite felici e gratificanti.

Puoi riuscirci anche tu.

Come sempre se vuoi puoi lasciarmi una domanda, chiarimento o semplicemente ringraziarmi nei commenti.

Un saluto!
 
 
ALCUNI RIFERIMENTI

– Craparo, G. (2013). Il disturbo post-traumatico da stress. Carocci, Roma.
– Van der Kolk, B.A.; McFarlane, A.C.; Weisaeth, L. (2005). Stress traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili, Edizioni Scientifiche MaGi, Roma.
http://www.stateofmind.it/tag/trauma-esperienze-traumatiche/
https://it.wikipedia.org/wiki/Trauma_psicologico
http://emdr.it/index.php/emdr/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3218759/

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25 commenti
  1. Giulio calvino
    Giulio calvino dice:

    Buongiorno Dottore
    Sono un ragazzo di 19 anni, ho appena finito le scuole superiori.
    Dopo aver sostenuto con impegno e ottimi risultati l’esame di stato avevo intenzione di concedermi un po’ di riposo in previsione della maturità ma purtroppo pochi giorni fa è avvenuto un evento per me totalmente traumatico e inaspettato… Mio padre è morto per un infarto. Durante questo evento drammatico, successo in casa la sera, io ero presente ed ho assistito senza poter far nulla. Dopo un iniziale shock adesso sento come se le mie giornate non avessero insignificato, non ho più voglia di fare niente e non riesco nemmeno più a sfogarmi e piangere. Sono bloccato nei miei pensieri. La vita ha perso i suoi colori, ora è tutto grigio. Sia I parenti che molti amici mi hanno consigliato di affrontare il dolore e che ci vorrà tempo ma trovo molto difficile affrontare qualcosa di così grande. Inoltre l’idea del “tanto tempo” mi terrorizza, mi sento perso, non so se è troppo presto per iniziare un percorso con uno psicoterapeuta, non vorrei correre troppo. Spero mi possa dare qualche consiglio.

    Rispondi
  2. Luisa
    Luisa dice:

    Salve,
    sono una donna di 44 anni, 6 mesi fa sono diventata mamma per la prima volta dopo tanti anni di ricerca. Ho provato anche con tecniche di fecondazione assistita i canoe, anzi, una volta, a causa di questi interventi, stavo per morire in seguito ad una emorragia interna (un evento rarissimo in questi casi). Le lascio immaginare che anni sono stati: di pianti continui per questa infertilità inspiegabile (non c’erano cause organiche né per me né per mio marito). Trascurato tutto è passavo periodo veramente bui. Ad un certo punto ho deciso di riprendere in mano la mia vita cercando di pensare anche ad altro ed ecco che, a 43 anni suonati, inaspettatamente scopro di essere rimasta incinta naturalmente! Le lascio immaginare l’incredulità prima e la gioia poi, quando ho visto che la gravidanza proseguiva. Sono stata attentissima a tutto, e ho passato 8 mesi su una nuvola immaginando la nostra vita finalmente a 3. Non ho fatto indagini prenatali per scelta (nonostante l’età) perché pensavo che non avrei mai potuto abortire se mio figlio non fosse stato perfetto, dopo tutto quello che avevo passato per averlo. Ecco, mio figlio è nato un mese prima della fine della gravidanza e, alla nascita ho scoperto essere un bimbo con sindrome di Down. Mio figlio è stato un mese in terapia intensiva prenatale, un mese durissimo per me, durante il puerperio. All’inizio ho sofferto tanto per le mancate feste che avevo immaginato al ritorno a casa, avevo idealizzato tutto negli anni in cui sognavo e cercavo questo bimbo! Col tempo le cose vanno sempre peggio però, passo delle giornate intere a piangere, mi sento disperata, non accetto la condizione di mio figlio e la vita che ci aspetta. Non accetto come sarà e tutto I problemi che avremo a causa della sua trisomia. Mi sento in colpa per quello che dovrà passare, sono terrorizzata perché mi sento incapace e inadeguata e, spesso sento l’esigenza di allontanarmi da lui. Sempre più spesso mi pento di non aver fatto indagini prenatali, mi rendo conto di non essere in grado di accettare tutto ciò e di vivere una vita con un figlio disabile. Non era questo che volevo! Rimpiango perfino la solitudine di prima…. sono disperata! Mi sto isolando sempre più da tutto e da tutti e provo un senso di vergogna che non mi so spiegare e che mi fa sentire in colpa. A volte ho brutti pensieri. Mi sono rivolta a 2 psicologi ma mi sono sentita non capita e ho abbandonato…. sto valutando di rivolgermi ad uno psichiatra…. vorrei avere un suo parere, una indicazione che mi dia la speranza che tutto questo dolore un giorno possa finire… grazie

    Rispondi
    • Luisa
      Luisa dice:

      Volevo anche aggiungere una sensazione molto forte che provo continuamente: quella di essere “paralizzata”. La mia mente va in continuazione e rimugina su tutto questo ma, fisicamente vado a rilento…. non riesco a fare le cose di tutti i giorni tipo anche le faccende domestiche più elementari, faccio fatica a curare me stessa e a prendere qualsiasi decisione, non esco a fare la spesa o a fare nulla…. sono come paralizzata, eppure io sono sempre stata una donna molto attiva, anche quando il figlio non arrivava, pur soffrendo tanto, uscivo spesso di casa per non pensarci e mi dedicavo a tante attività! Adesso mi sento in colpa per il mio bambino…. ma neanche a lui riesco a dedicarmi come vorrei, non riesco a guardarlo se non attraverso il filtro della sindrome che ha e non riesco ad approcciarmiba a lui in maniera naturale… é tutto lontano anni luce da come sarebbe dovuto essere e, il fatto che non ci sia una fine a tutto ciò, mi fa sentire senza speranza, senza sogni… come se ormai fosse tutto finito. Sto vivendo un incubo e molto spesso mi trovo a sperare che lo sia veramente e che presto mi sveglierò. Ho bisogno di aiuto

      Rispondi
    • Maria
      Maria dice:

      Sono madre e immagino cosa passa provare, sono insegnante e un anno ho fatto il sostegno ad un ragazzo down. I ragazzi con trisomia 21 sono molto affettuosi e simpatici e possono dare molto. Lo accolga come un figlio normale, tiri fuori da lui il meglio e avrà grandi soddisfazioni, l’amore fa miracoli. La società in cui viviamo non aiuta, tutti vogliono figli da esibire. Lei esibisca con orgoglio suo figlio e sarà felice con lui. Mi creda, tutto è relativo. In questa prima fase si potrebbe fare aiutare anche da un bravo sacerdote. Signora Luisa le auguro il meglio. E il meglio non è la perfezione ma il modo in cui noi viviamo le situazioni. Un abbraccio a lei e al suo meraviglioso bambino con il cuore

      Rispondi
  3. Loretta45
    Loretta45 dice:

    Dottore buonasera sono una giovane donna che a vissuto un trauma di una cosa che neanche sapevo esistesse.Una mattina del 23 Marzo mi sono svegliata con un pizzico sulla natica sotto la mutanda.La settimana successiva ho trovato nel mio letto un insetto nero morto quindi presa dal panico sono andata su internet e la prima cosa che mi diceva erano ( le cimici da letto) con grande velocità ho controllato tutto come diceva il forum e di mia iniziativa ho sigillato il materasso e il letto in doghe e la spalliera con dei teli di plastica trasparenti.Nel frattempo ho buttato tutto e ricomprato tutto nuovo.Da circa 2 mesi non ho più trovato nessun pizzico…Però io non sapendo come mi sono trovata in questa situazione ora vivo costantemente con ansia somatizzata dolore allo stomaco e ho sempre paura che questa situazione si possa ripresentare…Dormo comunque nella mia stanza però sono sempre a controllare e di conseguenza è diventata una specie di ossessione..Dormo poco e mi aiuto con un ‘ansiolitico..Ho paura di cadere in depressione perché come ripeto questa cosa per me è fuori dal mondo…Attendo una sua risposta è nel frattempo l’ha ringrazio…

    Rispondi
  4. Gianfranco
    Gianfranco dice:

    Salve, vorrei un consiglio se è possibile. Riguarda un episodio di 4 anni fa. Uno dei miei figli ebbe una discussione con un ragazzo cui delle amiche della ragazza appunto di mio figlio, gli avevano detto più volte che questo ragazzo aveva atteggiamenti poco consoni. Dopo che la discussione era terminata solo con qualche spinta e nulla più, ad un certo punto questo ragazzo tentò di colpire alle spalle mio figlio e siccome nelle vicinanze c’era suo fratello, questi interveni per impedire quel gesto, nel frattempo arrivo la madre del ragazzo a bordo della sua autovettura, i due ragazzi persero l’equilibrio andando ad urtare la citata autovettura, dopo di che, sempre la madre del ragazzo ripeté parole offensive , i due ragazzi si separarono, e da quell’episodio , la madre del ragazzo asserisce che suo figlio sta andando dallo psicologo perche aveva subito a dire suo un trauma. Le chiedo ma è possibile tutto ciò, nonostante i genitori del ragazzo hanno sempre rifiutato sin dall’inizio ogni dialogo con me? Spero di essermi spiegato. Cordialmente Gianfranco schiavon.

    Rispondi
  5. Anna Rita Panese
    Anna Rita Panese dice:

    Ho subito un intervento chirurgico non necessario…scoperto da altri consulti fatti, tutto queso mi ha portato tanti problemi e disturbi, dopo tre anni di calvario la mia vita è diventata un incubo, non riesco ad accettare la situazione e mi sto autoflagellando per essere stata così stupida da farmi fare il lavaggio del cervello da medici disonesti che pur di guadagnare non gli importa la salute della gente.

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  6. Pasquale
    Pasquale dice:

    La ringrazio per l’articolo molto interessante e vorrei porLe un interrogativo per quanto concerne la mia problematica. Ho quasi 54 anni ed all’età di 23 è finita in maniera traumatica una relazione con una ragazza che amavo tantissimo, la mia reazione inconscia e inconsapevole, è stata il congelamento di tutte le emozioni, tanto che da allora sino ad oggi non ho avuto più desiderio sessuale ed interesse per le donne. Dopo 10 anni iniziai una terapia che poi dopo alcuni mesi abbandonai visto che non vedevo risultati, per approdare dietro consiglio di un amico, alla terapia psichiatrica farmacologica ( antidepressivi), durata 13 anni; poi abbandonati gli ”inutili ” psico farmaci, da quasi un anno sono in terapia cognitivo comportamentale con una brava psicologa che pratica EMDR; abbiamo fatto qualche seduta emdr senza risultati, per cui per il momento è accantonata. Preciso che nella mia infanzia mia madre ha tentato di togliersi la vita, alcune volte ha simulato questa azione minacciando di lanciarsi dalla finestra per il rapporto con mio padre il quale, per la sua possessività e prepotenza, non mi ha permesso di fare quello che volevo nella vita. Mi chiedo se a distanza di tutto questo tempo posso rivivere le emozioni negative represse, cosa che ho grande difficoltà a riportare a galla in quanto prigioniere nell’inconscio dopo tantissimo tempo. Razionalmente ho capito cosa mi è successo ma in pratica sono sempre in stand by. Grazie e buon lavoro

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  7. Ilaria MAZZEI
    Ilaria MAZZEI dice:

    La ringrazio per questo articolo… Mi farebbe piacere poterle parlare di persona ma io sono di Napoli …non ci sarebbe un modo per parlare della mia situazione anche online ?

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